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di Marzia Zamattio

Corriere del Trentino, 28 maggio 2026

La ventenne suicida in carcere aveva partecipato a un corso per diventare gelataia. Aveva 21 anni da compiere la giovane detenuta che martedì mattina è morta all’ospedale di Santa Chiara di Trento, dove era arrivata in condizioni gravissime. Domenica alla casa circondariale di Spini di Gardolo aveva tentato il suicidio. Cinque anni ancora da scontare per furti e rapine, ma la voglia di riscatto non era venuta meno. A marzo, infatti, si era diplomata come maestra gelatiera. “Aveva scelto liberamente di partecipare a un corso di formazione di tre giorni per crearsi un futuro”, ha detto Paola Mancani, presidente di Soroptimist di Trento, associazione che dal 2017 organizza corsi destinati ai detenuti. Dopo il carcere, la ragazza avrebbe potuto essere assunta in una gelateria e cominciare una nuova vita.

“Era entusiasta, si era creato un clima di solidarietà e amicizia con le altre detenute - ha aggiunto Mancani -. Più che un impegno, una speranza. “Queste ragazze hanno sempre storie difficili, ma possono e devono essere recuperate”, dando loro la possibilità di vedere al di là delle sbarre. Una vita spezzata “per fragilità psicologiche”, come riferisce Giovanni Maria Pavarin, Garante dei detenuti di Trento. “Era attenzionata da uno psicologo in carcere - continua. Trascorreva molte ore fuori dalla cella, essendo detenuta con regime aperto”. Secondo Pavarin, dunque, le condizioni di detenzione non hanno causato il gesto estremo.

La giovane, originaria di Cremona, nata da genitori stranieri, era stata trasferita a febbraio dall’istituto penitenziario di Verona. È la prima a togliersi la vita in carcere a Trento. L’ultimo suicidio era avvenuto nel 2023. I tentati suicidi nel carcere di Trento sono stati cinque nel 2024 e sette nel 2025. Il gesto estremo della ventunenne non verrà conteggiato come suicidio in carcere, come specifica il garante dei detenuti. Secondo la norma, infatti, non è classificabile come tale, in quanto la vittima è deceduta in ospedale.

A denunciare le condizioni del carcere di Spini sono le donne democratiche del Trentino. “Questa tragedia non è un evento isolato, ma l’ennesimo sintomo di un sistema carcerario ormai al collasso”, dicono. “Il sovraffollamento, la carenza di personale e l’insufficienza di risorse per la salute mentale stanno trasformando le carceri in luoghi di mera derelizione, dove la fragilità non trova ascolto ma solo isolamento”, continuano. “Chiediamo con urgenza un cambio di paradigma che si basi su tre pilastri fondamentali: potenziamento del supporto psicologico e psichiatrico; accelerazione dei percorsi riabilitativi e misure alternative che permettano, specialmente ai detenuti più giovani e con pene residue gestibili, di scontare la sanzione attraverso il lavoro, lo studio e il servizio sociale esterno; sinergia con il terzo Settore”.

Secondo i dati riportati da Antigone, l’osservatorio che tutela i diritti dei detenuti, la Casa circondariale di Trento - Spini di Gardolo, al 30 aprile 2026, ospitava 417 detenuti a fronte di una capienza di 422 posti. Sul totale, 260 detenuti sono stranieri e 49 donne. La percentuale di detenuti coinvolti in percorsi scolastici supera di gran lunga la media degli istituti visitati da Antigone nel 2025 (70,4 contro il 26,3%). L’edificio, si legge nel report, è tra i primi ad aver attrezzato una stanza per l’affettività e una sezione con asilo. Gli educatori in pianta sono 7, numero superiore alla media nazionale. Carente invece il personale di polizia penitenziaria (177 su 199 previsti). Critici alcuni dati: le persone con diagnosi psichiatriche gravi sono il 24,5% a fronte della media delle carceri visitate dell’8,1%. Il 74% fa regolarmente uso di sedativi o ipnotici e il 24,5% di stabilizzanti dell’umore, antipsicotici e antidepressivi, contro la media del 46, 9% e dell’8,6% nelle carceri visitate nel 2025.