di Giuseppe Fin
Il Dolomiti, 14 agosto 2026
L’opposizione: “Fallimento di un sistema che parla di sicurezza ma dimentica il reinserimento”. “Siamo davanti al totale fallimento dell’istituto” hanno affermato Michela Calzà (Partito Democratico), Paola Demagri (Casa Autonomia EU), Francesca Parolari (Partito Democratico) e Paolo Zanella (Partito Democratico) al termine della visita ispettiva. Sovraffollamento, mancanza di opportunità formative e di impiego ma anche patologie psichiatriche e problemi di tossicodipendenza. A Spini di Gardolo il carcere è ormai al limite. E non è solo una questione di numeri: è il fallimento di un sistema che parla di sicurezza ma dimentica il reinserimento. Questa la fotografia che esce dalla visita ispettiva alla casa circondariale di Spini di Gardolo fatta dalla delegazione di consiglieri provinciali di minoranza, composta da Michela Calzà (Partito Democratico), Paola Demagri (Casa Autonomia EU), Francesca Parolari (Partito Democratico) e Paolo Zanella (Partito Democratico), si è recata in visita ispettiva presso la casa circondariale di Spini di Gardolo.
Il primo tema che continua a persistere è i numeri elevati di detenuti. Il nodo del sovraffollamento è una delle problematiche che da tempo viene denunciata ma sulla quale non si è fatto ancora nulla. Ad oggi si contano ben 437 persone detenute, numero mai raggiunto prima. “Un numero - spiegano i consiglieri - che polverizza gli accordi originari siglati al momento del passaggio della struttura dalla Provincia allo Stato, che prevedevano un limite di 240 posti, poi innalzato unilateralmente dallo Stato a 420. Siamo ben oltre la capienza massima tollerabile”. La conseguenza diretta è la presenza costante di tre persone per cella, in spazi dove sono stati rimossi persino i banconi di metallo per fare posto ai letti. Attualmente la popolazione detenuta è composta da 389 uomini e 48 donne. Tra questi 239 stranieri, 329 con pena definitiva, 121 protetti (11 con reati a sfondo sessuale), 13 semiliberi e 15 con lavoro esterno (articolo 21). A questi vanno aggiunti i 10 ospiti della Rems, sempre piena.
Una situazione che va a ricadere sulle attività che dovrebbero essere messe in campo per quanto riguarda il reinserimento socio-lavorativo. “Sebbene ci siano alcune opportunità formative e d’impiego, l’accesso al lavoro è fortemente limitato e frammentato” spiegano i consiglieri provinciali. “Moltissimi detenuti con cui abbiamo interloquito lamentano di essere fermi, in perenne attesa di un impiego. I lavori interni - continuano - gestiti a rotazione per brevi periodi sia tramite le cooperative sia alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, non bastano a coprire la domanda. Lavori retribuiti adeguatamente dalle cooperative”.
A questo si aggiunge la preoccupante parabola del personale educativo: i funzionari giuridico pedagogici, figure perno per la costruzione dei percorsi di reinserimento e per l’accesso alle misure alternative, erano fortunatamente saliti da 2 a 8, ma sono già scesi a 5 e rischiano di ridursi a 4 a breve. Anche sul fronte delle pene alternative e delle misure esterne i numeri restano esigui. Continua la carenza di personale nella Polizia penitenziaria che si ripercuote anche sulle attività educative, oltre che sulla sicurezza e che diventa drammatica nel periodo estivo e alla luce del sempre maggiore sovraffollamento. Per quanto riguarda la parte sanitaria l’organico degli infermieri è ridotto a sole 9 unità e mezzo a fronte delle 14 previste.
“Nonostante la presenza di incentivi economici e l’esenzione dai turni notturni, il servizio non risulta attrattivo. Per questo - spiegano i consiglieri al termine della visita ispettiva - sarebbe opportuno introdurre un meccanismo di rotazione del personale Asuit: prevedere un periodo di permanenza in carcere di 2-3 anni per poi rientrare nei reparti ospedalieri o territoriali potrebbe essere la chiave per coprire stabilmente la pianta organica. Sul piano specialistico, se la copertura psichiatrica e degli psicologi è garantita, si riscontra l’insufficiente presenza della figura del dentista, un servizio essenziale viste le frequenti e gravi patologie odontoiatriche riscontrate tra la popolazione detenuta”.
Nel primo semestre 2026 si sono verificati 37 eventi critici, soprattutto autolesionismo (due episodi che hanno richiesto l’ospedalizzazione), 3 tentati suicidi e purtroppo un suicidio consumato. Altissimo è il numero di detenuti affetti da patologie psichiatriche e da problemi di tossicodipendenza (questi pari a 78 persone). Sul fronte infestazioni viene segnalata la forte difficoltà a debellare le infestazioni da cimici dei materassi. C’è infine l’emergenza caldo. I detenuti possono utilizzare esclusivamente piccoli ventilatori a batteria con pale in plastica, essendo vietati quelli con componenti metalliche per ragioni di sicurezza e la direzione si sta attivando presso i fornitori per reperire ventilatori di dimensioni maggiori.
“Siamo davanti al totale fallimento dell’istituto” hanno affermato Michela Calzà (Partito Democratico), Paola Demagri (Casa Autonomia EU), Francesca Parolari (Partito Democratico) e Paolo Zanella (Partito Democratico) al termine della visita ispettiva. “Una struttura che si limita alla custodia e non offre sufficienti opportunità di reale inserimento sociale non previene in alcun modo la recidiva, traducendosi in un danno per l’intera comunità. Quando mancano lavoro, percorsi educativi e dignità, il sistema fallisce clamorosamente nella sua fondamentale funzione rieducativa, tradendo quel principio di umanità e di reinserimento previsto in modo inequivocabile dalla nostra Costituzione”.
I consiglieri chiedono un radicale cambio di modello, andando in una direzione esattamente contraria rispetto a quella intrapresa dal governo Meloni. “Con i continui ‘decreti sicurezza’, l’esecutivo non fa altro che esercitare una politica di populismo penale, focalizzata solo sull’aumento delle aggravanti e sulla creazione di nuovi reati. Una strategia ideologica che ha come unico effetto concreto quello di gonfiare la popolazione carceraria, alimentando un sovraffollamento ormai strutturale e insostenibile. Serve invertire la rotta investendo sul reinserimento e sulle misure alternative” concludono i consiglieri.










