Corriere del Trentino, 31 luglio 2025
Coinvolgere i privati per il reinserimento dei detenuti nella società. È la proposta dei consiglieri provinciali di minoranza dopo la visita in carcere. Carcere sotto pressione e mancanza di prospettive di reinserimento nella società per i detenuti. Sono questi due i temi emersi dalla visita in carcere di ieri all’istituto penitenziario di Spini di Gardolo da parte di alcuni consiglieri provinciali che hanno risposto all’appello del Garante dei diritti dei detenuti di Trento, Giovanni Maria Pavarin, che ha aderito alla giornata della mobilitazione “Venite e vedete, venite e ascoltate!”, lanciata dalla conferenza nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà. Lo scopo dell’iniziativa: fare approvare provvedimenti per far fronte al problema del sovraffollamento nelle carceri.
Come a Trento. Dove - come hanno sostenuto i consiglieri provinciali che hanno partecipato, tutti di minoranza, Paolo Zanella, Lucia Maestri, Lucia Coppola, Mariachiara Franzoia, Francesco Valduga, Francesca Parolari e Chiara Maule - le condizioni rimangono sempre le stesse, di visita in visita. “È questo il tema - rimarca Paolo Zanella (Pd) - ci sono 367 detenuti rispetto ai 240 posti pattuiti tra Provincia e Stato: il 57% in più”. Una situazione difficile, con alte percentuali di stranieri, oltre il 50% e aumento dei casi psichiatrici. “Mancano agenti penitenziari, mentre gli educatori sono arrivati a regime - prosegue Zanella - nonostante questo ci sono difficoltà a programmare percorsi di progettualità perché mancano le opportunità di reinserimento lavorativo sia durante il carcere, sia dopo”.
Poche le opportunità di lavoro con le cooperative, non sufficienti da sole, con il rischio di recidiva per chi esce dal carcere e non lavora: “Da tempo chiediamo al dipartimento di amministrazione penitenziaria regionale di fare pressione sullo Stato per essere autonomi con progetti di reinserimento in mano totalmente alla Provincia”. E aggiunge: “Si potrebbe già agire con il mondo dell’impresa dove c’è fame di laboratori e creare una filiera virtuale con il privato”. Coinvolgere le grandi imprese trentine a creare progetti di reinserimento lavorativo per i detenuti, “una doppia opportunità per entrambi”. Tra gli altri “nodi”, la difficoltà ad accedere alle misure alternative a Trento.
Sul numero di detenuti, secco il garante dei detenuti Giovanni Maria Pavarin: “È stato violato il patto Provincia-Stato, così non si può andare avanti”, dichiara. “Se oltre ad incrementare le pene, aumento i reati, non creo valvole di sfogo”, ha detto. Ma “la premessa perché ci sia più gente che entra rispetto a quella che esce, è matematico che si aumenterà il numero dei detenuti”. Serve, invece, “aumentare il numero di agenti - ha sottolineato Pavarin - ne mancano almeno 40”.
E per fortuna, ha concluso, “sono pochi i tentati suicidi e relativamente pochi gli atti di etero aggressività”. Anche se Spini non è certo l’Eden. Infine, rispetto al piano carceri presentato dal Governo, Pavarin ha detto che, trattandosi di “un disegno di legge subordinato alla calendarizzazione dell’istituzione di una commissione che dovrà essere istituita tra 4 mesi”, è “praticamente un rinvio a un domani che forse non verrà mai”, così “si crea un’illusione”.











