rainews.it, 27 dicembre 2020
Oltre 30 i detenuti risultati positivi da fine novembre. ma il rischio più grande è legato alla sfera psicologica e alle patologie psichiatriche. "Abbiamo dedicato ancora più attenzione ad incontrare i detenuti, nell'ascoltarli, nel provare a ridurre l'angoscia che provano e metterli a conoscenza delle informazioni che riguardano la pandemia, il virus".
Il Covid-19 entra anche nel carcere di Spini di Gardolo. Non solo con i contagi, ma con i dubbi, i timori, tanto più pericolosi in una popolazione già a forte rischio di disagio psicologico e patologie psichiatriche. Fondamentale, ricorda lo psichiatra Leone Barlocco, è allora assicurare vicinanza ai detenuti, fornendo loro tutte le informazioni, senza le quali è facile si possano generare "delle mistificazioni - spiega ancora Barlocco - dei timori esagerati, delle condotte non appropriate, che possono sfociare poi sicuramente in un disagio manifesto".
Nella casa circondariale di Trento nord è stato anche implementato il protocollo prevenzione suicidio. Tra le mura del carcere, il Covid-19 incide però anche sugli aspetti sanitari. Tante le precauzioni, dall'isolamento per i nuovi arrivi allo screening periodico. Proprio lo screening ha fatto emergere a fine novembre un caso di positività, che ha poi generato un focolaio. Oltre 30 i contagiati totali, per nessuno è stato necessario il ricovero in ospedale, tutti sono stati assistiti nel reparto Covid realizzato all'interno del carcere, dove vengono seguiti dal personale sanitario del carcere guidato dalla dottoressa Chiara Mazzetti. "C'è l'osservanza di tutte le misure - spiega mazzetti - sia per gli operatori sanitari che penitenziari e tre volte al giorno viene somministrata la terapia, vengono rilevati i parametri vitali, viene fatto un controllo clinico".











