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Corriere del Trentino, 18 dicembre 2019


"Voi ci provocate a uscire dal carcere fatto di superficialità, banalità, frenetica routine. La Luce del Natale prende dimora ai margini della storia". Le parole dell'arcivescovo Lauro Tisi sono echeggiate ieri pomeriggio nel carcere di Spini di Gardolo dove ha officiato due messe.

In piedi davanti all'altare un folto gruppo di detenuti e il personale della casa circondariale hanno ascoltato attenti l'omelia di Tisi. L'arcivescovo ha voluto ricordare il vero significato del Natale che assume un valore, se possibile, ancora più profondo in un luogo di chiusura e sofferenza come il carcere.

"La Luce del Natale - ha detto don Lauro, accanto al cappellano del carcere don Mauro Angeli - prende dimora ai margini della storia. Il suo habitat è con gli ultimi, i senza nome, i dimenticati. Dai margini viene la vita". Monsignor Tisi si è poi rivolto con tono paterno ai presenti: "Fratelli e sorelle che siete in carcere, presso di voi dimora il Verbo della vita, qui siamo sicuri di poterlo incontrare. Ne sono conferma i gesti di solidarietà che vi scambiate, pur nella prova della detenzione.

L'arcivescovo ha voluto regalare una nuova speranza ai detenuti, ma anche ricordare il coraggio di chi lotta, nonostante le difficoltà, verso il ridagli errori del passato. Una strada difficile, spesso costellata di ostacoli, ma è nel coraggio degli uomini e delle donne che non si arrendono, che continuano a combattere per un nuovo futuro e una nuova vita, la chiave per uscire da quel luogo anonimo, freddo e "fatto - ha ricordato ancora don Lauro - di superficialità".

"Stando tra voi - ha quindi concluso l'arcivescovo Tisi - veniamo provocati a uscire da quel carcere fatto di superficialità, banalità, frenetica routine che ci sta togliendo la vera libertà, la gioia di vivere, e spegne le domande con tragiche semplificazioni. Buon Natale, fratelli e sorelle carcerati, e grazie per la lezione di vita che ci offrite".