Corriere del Trentino, 9 maggio 2026
Mi piacerebbe scrivere qualcosa di bello su questo posto, ma più ci penso e meno cose positive trovo. Certo, non mi manca un letto, un pasto caldo “forse” e un tetto sopra la testa, ma questo a volte non basta. Vedo e sento tutti i giorni cose e situazioni facilmente risolvibili che in un attimo diventano muri altissimi, che ci rendono le giornate lunghe e pesanti. Mettono a dura prova la nostra pazienza e il voler fare le cose fatte in modo corretto.
Sento persone costrette a “vivere” in cella con altre che fanno loro male psicologicamente, mentalmente, che ti tolgono la poca voglia di reagire. Persone che pensano alle peggio cose solo perché non vedono altre vie d’uscita, quando ce ne sarebbero veramente tante. Richieste di trasferimento per stare più vicini alle proprie famiglie che non arrivano mai. Rigetti su rigetti di affidamento e domiciliari (poi si parla di sovraffollamento).
Sentiamo parlare spesso di rieducazione, ma purtroppo ho l’impressione che siano più i benefici negati che quelli concessi: promesse di lavoro, passaggio in Articolo 21, permessi premio e liberazione anticipata in un attimo possono saltare, volatilizzarsi. E noi detenuti ci troviamo a subire regole e meccanismi di un sistema che è difficile considerare rieducativo.
Siamo il migliore esempio di persone che hanno sbagliato e che ora stanno cercando di rimediare alla propria vita. Tutti sbagliano, e non è giusto perdere tutto quello che si è fatto fino ad ora per una giornata storta, o una parola di troppo. Da un giorno all’altro possiamo perdere tutto quello che abbiamo conquistato con fatica, come è capitato a qualcuno con la revoca improvvisa dell’Articolo 21. Senza troppe spiegazioni.
Non è facile essere fiduciosi, spesso la nostra unica libertà qui dentro è una telefonata o una lettera per sentire i nostri unici affetti (figli, genitori, mariti, compagni). Per noi ricevere una lettera è come un pallone per un bambino. C’è chi trova un affetto, un’amicizia, un po’ di coraggio e buone parole da un padiglione all’altro, ma anche questo ci risulta complicato, perché la posta interna non esiste, e sappiamo tutti come funzionano le poste italiane. Aspettare giorni o addirittura settimane solo per avere un sorriso sui nostri volti. Viviamo già una vita di privazioni, senza libertà, senza i nostri affetti. Cos’altro volete toglierci?
*Pubblicato sulla rivista “Non solo dentro”, voce della Casa Circondariale di Trento, inserto del settimanale Vita Trentina in collaborazione con i volontari di Apas (Associazione Provinciale Aiuto Sociale) che animano l’attività di redazione in carcere.











