di Tiziano Grottolo
Corriere del Trentino, 14 dicembre 2025
Oltre mille persone hanno attraversato la città in segno di protesta per dire no ai Cpr: “Migranti criminalizzati”. “Più di 1.500 persone sono qui per dire no al sistema dei centri di permanenza per i rimpatri, non vogliamo i Cpr né a Trento né in Albania”. È il messaggio lanciato dagli attivisti che ieri hanno preso parte alla manifestazione promossa da un coordinamento di oltre 60 sigle. Si tratta di movimenti, collettivi antirazzisti, scuole di italiano, associazioni, sindacati e partiti di sinistra e centrosinistra.
“Ci opponiamo ai lager di Stato - hanno spiegato gli organizzatori - i Cpr sono luoghi di morte che servono solo a escludere e rendere invisibili le persone migranti”. Durante il corteo sono state attaccate immagini che testimoniano le pessime condizioni di vita all’interno di queste strutture, nelle quali si sono registrati oltre 40 decessi. Gli attivisti hanno portato in strada una critica radicale al sistema di detenzione amministrativa e a quelle che sono state definite “le politiche razziste di un governo che sta imprimendo al Paese una svolta securitaria”. Inoltre, hanno osservato gli organizzatori, persone senza diritti sono più ricattabili e assoggettabili a un sistema economico capitalista che trae beneficio dalla loro mancata regolarizzazione. In mezzo al corteo erano presenti anche alcune bandiere della Palestina e non è mancatala solidarietà a Mohamed Shahin, l’imam di Torino detenuto nel Cpr di Caltanissetta. Sull’imam grava infatti un decreto di espulsione perché le autorità lo hanno accusato di aver espresso posizioni troppo radicali contro Israele.
“L’accordo siglato dal governatore Fugatti e dal ministro Piantedosi baratta la costruzione di un Cpr con la promessa di un ulteriore taglio agli obblighi di accoglienza della Provincia di Trento”. Gli attivisti chiedono che i soldi vengano investiti per potenziare il sistema dell’accoglienza.
Tra i manifestanti spiccava Luigi Panizza, 88 anni, ex presidente onorario del Patt, che ha rotto con il partito autonomista dopo la svolta a destra delle Stelle Alpine. “Per oltre vent’anni ho seguito progetti di volontariato in Africa, ho visitato città e villaggi, ma soprattutto ho visto con i miei occhi la miseria. Molti giovani non hanno possibilità di lavorare e i più coraggiosi partono i n cerca di un’opportunità. Tuttavia, dopo un viaggio pieno di pericoli, arrivano in un’Europa che fa troppo poco per accoglierli”. Nel 2022, Panizza ha lasciato il Patt per approdare in Casa Autonomia - il movimento fondato dai dissidenti autonomisti Paola Demagri e Michele Dallapiccola - sollevando molte critiche in merito all’alleanza tra Stelle Alpine e Lega, il partito che ha smantellato il sistema d’accoglienza trentino. “Davvero crediamo che i Cpr servano ad aiutare qualcuno? Con queste politiche stiamo bastonando i bisognosi. Al Trentino non costerebbe mol to accogliere queste persone. Chi è sceso in piazza oggi lo ha fatto per manifestare in favore di chi non ha nulla - conclude Panizza - questa è la vera essenza della solidarietà trentina”.
Alla fine del percorso, i manifestanti hanno lasciato una grande scritta “No Cpr” davanti al palazzo della Provincia in piazza Dante. Nel frattempo, nonostante le ripetute mobilitazioni, il governatore Maurizio Fugatti ha fatto sapere che non intende rivedere la politica provinciale di accoglienza. La scadenza, dunque, rimane quella della seconda metà del 2026: periodo entro il quale è prevista la costruzione di un Cpr da 25 posti, che sorgerà nella zona di Maso Visintainer, a sud di Piedicastello.










