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di Carla Ialenti

Corriere del Trentino, 18 settembre 2026

Visita della Camera penale a Spini di Gardolo: “La situazione è critica”. A Spini carcere affollato, pochi educatori e pochi agenti di polizia penitenziaria. È il quadro descritto dalla Camera penale. Carceri sempre più affollate, pochi educatori e agenti della polizia penitenziaria sottorganico. Una situazione critica quella registrata nel carcere di Spini di Gardolo, in linea con quella nazionale. Gli avvocati della Camera Penale di Trento e Rovereto “Pompermaier” mercoledì hanno visitato la Casa circondariale di Trento, come ogni anno. La delegazione formata dagli avvocati Stefano Frizzi, Giuseppe Sambataro, Antonio Angelini, Giulia Galvan e Angelica Domenichelli è stata accompagnata dalla direttrice del carcere, Annarita Nuzzaci, dal comandante della polizia penitenziaria, Mariano Salvatore, e dalla responsabile dell’area educativa, Lucrezia Aielli.

A Trento si registra da un lato un sovraffollamento del carcere, con quasi il doppio dei detenuti, dall’altro un personale in sottorganico, con il 25% di agenti della polizia penitenziaria in meno e un numero quasi dimezzato di educatori. Una situazione analoga quella italiana, dove il tasso di affollamento medio è del 142,1%, con picchi in alcune strutture penitenziarie superiori al 200%. Motivo per cui la Giunta dell’Unione camere penali italiane ha proclamato l’astensione dalle udienze penali dal 23 al 29 settembre 2026. A Trento sono 440 i detenuti attuali a fronte dei 240 posti, quasi il doppio rispetto alla capienza che venne stabilita tra il governo e la provincia di Trento. Un numero in crescita, come quello delle 48 donne, che rappresentano il 10% del totale, mentre gli uomini sono 392. Gli stranieri, fa sapere la Camera penale, sono 204, mentre gli italiani sono 236: la popolazione carceraria è quindi per la metà di origine straniera, il 46% sul totale, in misura più alta di quella nazionale, che in media è del 32%. Notevole anche il numero dei detenuti ancora imputati ,114, numerosi anche quelli indagati.

Superiore al dato nazionale il numero dei detenuti in custodia cautelare: il 25% contro la media nazionale del 23%. È alta anche la presenza dei detenuti nelle sezioni protette, quelli che, a causa del tipo di reato commesso, rischiano aggressioni da parte del resto della popolazione carceraria: sono 117 sul totale, di cui numerosi per reati sessuali o contro la persona. “Un alto tasso di custodia cautelare fa sì che numerosi detenuti non possano accedere ai servizi rieducativi - evidenzia la Camera penale Pompermaier - e, in attesa di giudizio, non abbiano accesso alle possibilità che si possono avere con le misure alternative”. Ancora poche sono le opportunità di lavoro offerte dal carcere all’esterno: sono solo 16 i detenuti occupati e solo 14 semilibertà. Sovraffollamento nelle celle da un lato e poco personale dall’altro: a Trento gli educatori sono passati da 7 a 4 presenti. “Per il numero dei detenuti oggi presenti non è possibile operare in modo concreto per tutti”, commentano i penalisti. Sottorganico anche la polizia penitenziaria, di almeno un 25% e il personale amministrativo. Nota positiva per il carcere di Trento rispetto al dato italiano è la presenza della stanza dell’affettività o dell’amore. Dove fino ad oggi sono stati svolti 69 colloqui.