di Simone Casciano
iltquotidiano.it, 26 giugno 2026
Un ex detenuto di Spini di Gardolo giudicato nel Centro dopo una seconda valutazione al pronto soccorso. Gli attivisti: “Ora se ne sono perse le tracce”. Per la sua condizione di salute psicofisica era stato giudicato “non idoneo” a entrare in un Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr), eppure in questo momento si troverebbe dentro la struttura di Gradisca d’Isonzo (Gorizia). Condizionale d’obbligo perché nel frattempo di questa persona si sono perse le tracce, ma quello che è certo è che l’uomo ci è finito da Trento e nonostante il parere negativo di chi lo aveva visitato. Una storia che mette in luce un sistema, quello dei Cpr, in cui alle promesse di garanzie dei diritti umani, fa da contraltare una realtà più grigia.
I fatti sono questi: per una persona detenuta nel carcere di Trento e arrivata a fine pena la questura aveva disposto il trasferimento nel Cpr di Gradisca, il personale sanitario riteneva che non fosse idoneo e ha dato parere negativo, a questo punto la questura ha ottenuto altrove un certificato che ne attestasse l’idoneità e lo ha trasferito lo stesso.
I fatti risalgono a tre settimane fa, ma sono emersi solo ora grazie al lavoro della rete di attivisti che monitora i Cpr. Il giovane era alla fine del suo periodo detentivo nella casa circondariale di Spini di Gardolo. Sarebbe dovuto tornare in libertà, ma essendo sprovvisto di permesso di soggiorno, la questura ne ha disposto il trasferimento nel Cpr alla fine della pena detentiva. Forse per la “pericolosità sociale” che viene valutata dalla questura, anche se gli attivisti hanno un’altra visione. “Ormai di ufficio tutte le persone in uscita da un carcere che non hanno un permesso di soggiorno vengono mandate al Cpr - dicono - Non importa quale fosse la pena, non importa se avevano seguito positivamente un percorso di reinserimento, non importa la pericolosità sociale, li mandano tutti lì”.
L’uomo doveva essere sottoposto a valutazione psicofisica. Come spiegato recentemente anche dalla prefetta Fusiello parlando del futuro Cpr di Trento, infatti le persone devono essere giudicate idonee al trattenimento nella struttura. Le persone possono essere giudicate non idonee per vari motivi. Può essere per un problema di salute mentale che sarebbe aggravata dal trattenimento nel Cpr, oppure per problemi di salute, patologie che richiedono cure specifiche e che in una struttura di trattenimento non sono disponibili. Per uno di questi motivi, il personale sanitario del carcere di Trento, che conosceva bene la persona avendola vista nel corso del tempo, aveva ritenuto che non fosse idonea alla permanenza in un Cpr e prodotto una documentazione contraria. A questo punto la prassi vorrebbe che la persona, alla fine del suo periodo detentivo, venisse liberata, ma è qui che questa storia prende una strana piega.
Stando a quanto raccontato e verificato, il personale della questura di Trento, visto il parere negativo del personale sanitario del carcere, ha portato il giovane al pronto soccorso di Trento e chiesto a un medico dell’ospedale di valutarne l’idoneità al trasferimento nel Cpr, insomma di ripetere la valutazione che già era stata fatta ed era risultata negativa. Non è chiaro se il medico sapesse di questa documentazione contraria, sta di fatto che in questo caso la valutazione è risultata positiva all’ingresso nel Cpr. “Secondo me i medici del Pronto soccorso non erano a conoscenza del parere negativo - osserva un medico che si occupa di diritto della salute per i migranti - Perché non credo che un sanitario andrebbe mai contro il parere di un collega che peraltro conosce molto meglio il paziente”.
A questo punto gli agenti hanno portato l’uomo al Cpr di Gradisca dove, al suo arrivo, hanno consegnato al medico della struttura il documento che ne attestava l’idoneità. L’uomo però in quel momento ha presentato la sua documentazione sanitaria, esami e referti da cui emergeva un quadro clinico che rendeva evidente la sua non idoneità a stare in un Cpr. A questo punto il medico di Gradisca avrebbe addirittura chiamato il carcere di Trento chiedendo delucidazioni. Il personale sanitario avrebbe confermato la propria valutazione negativa all’ingresso della persona in struttura, ma, nonostante questo, per l’uomo è stato disposto il trattenimento.
Questa storia si lascia dietro alcune domande a cui sarà fondamentale dare risposta. Innanzitutto perché il parere del personale sanitario del carcere è stato ignorato e poi se quello del pronto soccorso fosse informato della precedente valutazione. Qual è stato il destino della persona e dove si trova ora. Infine se non sia necessario avere protocolli più chiari su quale autorità sanitaria è preposta a queste valutazioni, affinché il sistema non si trasformi in un documentificio.










