sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Donatello Baldo


Corriere del Trentino, 10 aprile 2020

 

Impossibile parlare con la responsabile sanitaria della Casa circondariale di Spini di Gardolo: "Non può rispondere al telefono - spiega il piantone al centralino - è impegnatissima, sta facendo tamponi sui detenuti". I risultati dei test non saranno comunicati subito e nell'attesa del dato - che potrebbe segnare un aumento - rimane valido il numero contenuto nel "bollettino" di mercoledì: 4 contagiati tra i detenuti, 2 tra il personale amministrativo, 2 tra gli agenti di Polizia penitenziaria. "Il carcere è una polveriera pronta ad esplodere - afferma con preoccupazione l'avvocato Filippo Fedrizzi, presidente della Camera Penale di Trento - devono intervenire le istituzioni".

Nel carcere trentino i detenuti sono 322, quando la convenzione Stato-Provincia fissa a 240 unità la capienza massima. Le celle sono chiuse, le sezioni "sigillate", i detenuti positivi confinati in un'area separata: "I sintomi dei detenuti contagiati sono lievi - rassicura il direttore dell'Azienda sanitaria Paolo Bordon - e sono stati isolati dal resto della popolazione carceraria. È poi stato emanato un protocollo - continua Bordon - che prevede tra le altre cose che se i loro sintomi dovessero aggravarsi, questi verrebbero subito trasferiti al Santa Chiara dove sono allestiti spazi appositi per le persone detenute".

Per la restante popolazione carceraria, "il medico responsabile della struttura, la dottoressa Chiara Mazzetti, conosce bene la storia clinica di ognuno e sa bene quali sono le perone più esposte". Conferma l'avvocato Fedrizzi: "La loro situazione clinica di fragilità e di immunodeficienza è stata raccolta in un dossier, stiamo parlando di una ventina di detenuti con varie patologie che se dovessero contrarre un virus sarebbero esposte ad un grave rischio per la loro salute. Ora la palla passa al Tribunale di sorveglianza".

Questi detenuti, infatti, potrebbero godere dell'applicazione dell'articolo 147 del codice di procedura penale che differisce l'esecuzione della pena: "So che queste posizioni sono oggetto di valutazione da parte del Tribunale di sorveglianza, così come la posizione di un'altra cinquantina di detenuti che devono scontare pene inferiori ai 18 mesi e che possono essere scarcerati. In tutto, circa 70 persone che potrebbero uscire dalla struttura e così alleggerire la pressione dell'affollamento che dal punto di vista sanitario è altamente rischiosa".

Ma c'è un problema: molti detenuti, seppur nella condizione di poter uscire dal carcere, non hanno una casa dove andare: "Questo è il vero problema. E per questo - sottolinea con forza Fedrizzi - faccio un appello accorato alle istituzioni, alla politica, alla società civile e al volontariato trentino: troviamo una soluzione".

Sembra che da parte delle istituzioni della Giustizia ci sia la massima disponibilità all'"alleggerimento" del numero dei detenuti: "Il Tribunale di Sorveglianza è pronto, la Procura si sta dando da fare in questo senso. Ma servono le strutture per accogliere queste persone, bisogna muoversi in fretta".

Interpellata al telefono, la Garante dei detenuti Antonia Menghini risponde con un messaggio: "Mi sto adoperando - assicura - per cercare di reperire sul territorio qualche disponibilità abitativa per chi, pur avendo titolo ad accedere ad una misura alternativa, non ha un idoneo domicilio. Al momento non ho ancora avuto riscontro. Ove dovesse concretizzarsi qualche soluzione ne darò certamente notizia".