di Diego Andreatta
Avvenire, 17 marzo 2021
Numerosi i detenuti hanno aderito all'iniziativa di pregare per le intenzioni indicate dal cappellano don Angeli che arrivano da "fuori". Un carcere non può essere percepito come un luogo oscuro e spento. È un ambiente di vita - seppure ristretta e inevitabilmente sofferta - dove possono accendersi nuove prospettive personali, piccoli focolai di fiducia, di cambiamento e anche di preghiera. È scaturita da questa consapevolezza, ben presente da chi offre un servizio pastorale in tanti istituti di pena, l'originale iniziativa lanciata dall'arcidiocesi di Trento sotto il titolo "Scintille di preghiera dal carcere".
Dove le scintille - l'immagine ben si presta a indicare qualcosa di vivace, che sa superare le barriere dello spazio nel salire in alto - non sono altro che le intenzioni di preghiera che la gente mette per iscritto e fa arrivare, attraverso il cappellano, dentro il carcere dove alcuni detenuti e operatori si impegnano ogni settimana a farle proprie e a rivolgere al cielo, appunto.
Il focolaio è acceso, visto che a tutt'oggi sono quasi 35 i carcerati che si sono resi disponibili a dedicare un po' del loro tempo alla preghiera per quest'intenzione "commissionata" dall'esterno.
Ma accanto a loro ci sono anche cinque operatori carcerari, appartenenti al personale di servizio e alla polizia penitenziaria, che pure aderiscono a quest'impegno portato avanti durante il momento comune della Messa settimanale. Spiega don Mauro Angeli, il prete destinato alla "parrocchia" di Spini di Gardolo, oltre 300 detenuti: "Già da qualche mese la nostra équipe pastorale aveva trovato disponibilità attorno a questa proposta, assunta ora dalla diocesi. Si dà l'occasione a persone che si trovano in condizione di mancanza di libertà di fare qualcosa di utile per gli altri. E che cosa, per noi, non è utile come la preghiera?".
Non è solo la novità a stupire, ma anche l'effetto capovolgimento visto che si è sempre portati a considerare i detenuti come oggetto o destinatari della preghiera ("Ero carcerato e mi avete visitato"), non come protagonisti attivi, in grado di ricevere in consegna dall'esterno del penitenziario un compito che ha spesso anche un nome e un volto ben preciso da affidare al Signore.
Ma nel metodo c'è un altro aspetto che estende la validità di quest'iniziativa. A coordinare e "filtrare" le richieste di preghiera - indirizzate a
Dopo la pubblicità sui media locali e durante il programma diocesano mensile dal titolo "Vulnerabili", l'iniziativa sta prendendo piede. "È interessante constatare che sono quasi sempre richieste di preghiera molto dirette, legate a singole situazioni o persone - spiegano le sorelle della Piccola Fraternità - più che a problematiche generali. Finora vengono quasi tutte dalla zona della città di Trento, vicina al carcere. Ci sembra di sentire un cuore molto aperto in chi le ha scritte e anche la fiducia di affidarle alla preghiera e alla condivisione di altri".











