di Massimiliano Cordin
Corriere del Trentino, 5 novembre 2024
La situazione nelle carceri italiane continua a peggiorare. E a dimostrarlo sono gli stessi numeri che fotografano un quadro di assoluto sovraffollamento. Ma anche di un aumento dei casi di suicidio che in Italia, in questi mesi del 2024, sono arrivati a toccare quota 77, dopo che in tutto lo scorso anno se ne erano contati ben 69. E la Casa circondariale di Spini non ne fa eccezione. Anche se, per fortuna, quest’anno non se ne sono registrati. L’ultimo, dei cinque in dieci anni, risale allo scorso novembre. A fornire un quadro completo dell’attuale situazione è stata Antonia Menghini, la garante dei diritti dei detenuti della provincia autonomia di Trento. “Siamo dinanzi ad una progressiva crescita del numero delle presenze in carcere - spiega la professoressa -. Nel 2023, sebbene il numero di posti regolamentari fossero 51.179, in Italia i detenuti erano 60.166. Mentre, il dato aggiornato al 30 settembre, ci mostra come ora siano saliti a quasi 62mila. Lo stesso vale anche per la situazione provinciale, dove si registra un continuo incremento di presenze. Ad oggi sono 372 di cui 48 donne”.
Nella Casa circondariale di Spini, nel 2024, si sono toccate più volte punte di 380 persone presenti, con una crescita significativa in particolare delle donne che sono arrivate anche a raggiungere la cifra record di 53. Quando invece, nell’istituto di Spini, il numero massimo di detenuti non dovrebbe superare le 240 unità. Negli ultimi anni, poi, si è assistito ad un preoccupante ed allarmante aumento del numero degli atti di autolesionismo: nel 2022 questi sono stati 75 (e 12 i tentativi di suicidio); nel 2023, 84 (e 5 i tentativi di suicidio). Per fortuna, invece, nell’ultimo anno, sembra registrarsi un’inversione di tendenza: a fine ottobre, infatti, gli atti di autolesionismo risultano 23 e 5 i tentativi di suicidio. A questa situazione, si aggiunge poi ancora una carenza importante di personale che in provincia è individuata in circa 50 agenti di polizia penitenziaria in meno rispetto a quelli necessari. “Mancano risorse - prosegue Menghini -. In particolare nelle attività che permetterebbero il reinserimento dei detenuti. Spesso quest’ultimi, poi, hanno l’impressione di non essere ascoltati. E questo aumenta il loro disagio. Frustrazione che, devo ammettere, talvolta si prova anche nel ruolo di garante, visto che non sempre si ricevono risposte esaustive dalle istituzioni”.
Alla relazione della professoressa Menghini hanno poi fatto seguito quelle della dirigente del servizio politiche sociali della provincia Federica Sartorie del collaboratore della garante, Fabrizio Gerola, che hanno illustrato il ruolo svolto dalla Provincia nel reinserimento sociale delle persone detenute e in misura alternativa e il piano d’ azione 2024-2026 di attuazione del protocollo “per il reinserimento sociale”, recentemente approvato dalla giunta provinciale.











