di Alice D’Este
Corriere del Trentino, 23 febbraio 2026
Prima di Trento era stata aperta la stanza in carcere a Padova. Il colloquio intimo dura due ore. Ed è accessibile solo per detenuti che non abbiano particolari restrizioni per motivi di ordine e sicurezza. Luna di miele in carcere. In una stanza privata, in cui una volta entrati non si viene visti da nessuno. Con due ore a disposizione con la propria moglie, il proprio marito o il compagno/a “lontani” dal mondo. Da tutto, da tutti e soprattutto dagli occhi delle forze di polizia penitenziaria (che solitamente invece, come è ovvio, tengono sotto controllo “a vista” le persone detenute).
La stanza dell’affettività - Non è un’esagerazione e nemmeno l’intenzione di cedere a facili ironie ma una realtà importante, sancita da una sentenza della Corte costituzionale (la numero 10 del 2024) che chiarisce che “ai detenuti viene consentito il diritto a colloqui intimi con i partner della loro vita”. Ecco, proprio il diritto alla vicinanza, alla condivisione umana, all’intimità fisica insomma in quanto diritto primario degli esseri umani si è concretizzata per la prima volta nella casa circondariale di Trento il 12 gennaio scorso. Quando è stata attivata la possibilità dei colloqui intimi nella stanza dell’affettività.
Il matrimonio in carcere - Quella aperta a Trento è la seconda stanza dell’affettività attivata nel Triveneto, dopo quella del carcere di Padova che ha cominciato già nel 2025. “Il primo colloquio intimo da noi è stato fatto il 12 gennaio scorso- spiega Annarita Nuzzaci, direttrice della casa circondariale di Trento - e ne ha usufruito un detenuto che si era sposato sempre in carcere a settembre scorso”. Sono due i matrimoni celebrati in detenzione negli scorsi mesi. “Era venuto anche il sindaco - continua Nuzzaci - è stata una festa collettiva, con tanto di cerimonia ufficiale, con il riso e la sposa in abito elegante. Un detenuto ha suonato la marcia nuziale per accompagnarli. Uno dei due detenuti-sposi aveva usufruito lo stesso giorno del matrimonio di un permesso premio e aveva dunque raggiunto la moglie.
L’altro non aveva potuto avere accesso al permesso per ragioni burocratiche. E quindi è stato il primo ad usufruire della stanza ora che è stata aperta. Era molto felice e ci ha detto che avere quello spazio privato era stato bellissimo”.
I controlli prima di entrare - Non tutte le case circondariali sono strutturalmente in grado di ospitare una stanza di questo tipo, però. Tant’è che al momento in Triveneto sono solo due le stanze dell’affettività attive. “Non è semplice - spiega Nuzzacci - deve esser possibile riservare una camera attrezzata con tavolini, sedie, letto matrimoniale, bagno. Il carcere fa parte della comunità sociale, non può essere ignorato”. Funziona così: chi entra porta lenzuola da casa, le coperte se fa freddo. All’ingresso ovviamente viene controllato e così all’uscita.
Entra nella stanza che viene chiusa dopo l’arrivo del detenuto. “Il personale non rimane - spiega Nuzzacci - la privacy è completa. Anche se naturalmente è stato attivato un sistema di allarme qualora fosse necessario”. Il colloquio intimo dura due ore. Ed è accessibile solo per detenuti che non abbiano particolari restrizioni per motivi di ordine e sicurezza che nella stanza dell’affettività possono incontrare mogli e mariti o conviventi di lungo corso. Persone insomma che facevano già i colloqui prima con loro.
I detenuti “scelti” - A dare l’avviso ai loro compagni prima di Natale, in tempo per avvisare i familiari, sono stati i detenuti stessi “scelti” per partecipare all’iniziativa. “Lo hanno vissuto tutti come un regalo di Natale - spiega Nuzzacci - la possibilità piace molto. Aiuta anche noi, nella gestione visto che il presupposto essenziale per accedervi è una condotta regolare”. Fino ad oggi ci sono stati 9 colloqui riservati, cinque detenuti diversi di sesso maschile, alcuni sono tornati più volte. Nelle prossime settimane ne fruiranno per la prima volta altri tre detenuti, di cui una è una donna. La scelta prevede delle priorità, si parte da chi ha la carcerazione più lunga e da chi non può accedere a permessi all’esterno.
“I colloqui intimi si sommeranno dunque ai colloqui ordinari - dice Nuzzacci - la media sarà circa di un incontro al mese, uno ogni due settimane, a seconda delle richieste. Non tutti ne avranno diritto. Il tema centrale di questa legge nasce dal fatto che il tempo della detenzione deve essere umano oltre che utile al reinserimento nella società”.
Un passo verso il reinserimento sociale - Al di là del punto di vista umano, a normare questo diritto è la legge. Che punta alla valorizzazione dell’affettività in senso totale. Ad esprimersi umanamente anche in carcere, come uno dei passi quotidiani dei diritti inviolabili dell’uomo.










