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di Jacopo Strapparava

Corriere del Trentino, 19 giugno 2024

“Bisogna lavorare sulle cause”. L’appello di Antonia Menghini, garante dei diritti dei detenuti. Una donna. Nata in Italia, ma di origini straniere, dentro per reati contro il patrimonio. Si è impiccata con i lacci delle scarpe nelle docce della sezione femminile. Soccorsa dopo pochi minuti, l’hanno portata in ospedale ma non c’è stato niente da fare. L’amara contabilità che si tiene in situazioni come questa ha classificato il suo caso come “morte in seguito a tentativo di suicidio”. Sarebbe dovuta tornare libera entro sei mesi. Aveva 37 anni. Una storia come tante ne avvengono, alla Casa circondariale di Spini di Gardolo. Solo nel 2023, nelle mura del carcere di Trento Nord, si sono verificati un suicidio e 84 atti di autolesionismo, il doppio rispetto al dato medio di un decennio fa. Nel giro degli ultimi dieci anni i suicidi sono stati 5.

Nel 2024 finora si registra un tentativo non andato a termine. Ma la situazione nelle celle è sempre al limite. La storia della donna ammazzatasi prima di Natale è solo la spia di una situazione complicatissima. All’11 giugno Spini contava 368 detenuti, di cui 335 uomini e 33 donne. La struttura ha raggiunto punte di 380 reclusi, a fronte di una capienza massima che stando ai tre metri quadri a persona previsti dal ministero della Giustizia, dovrebbe essere di 419, mentre stando alle prescrizioni della Provincia, che di metri quadri pro capite ne vorrebbe sette, il numero ottimale sarebbe 240.

Gli stranieri, perlopiù extracomunitari, sono 187. I cosiddetti “protetti” - collaboratori di giustizia, ex poliziotti, responsabili di reati di natura sessuale e tutti coloro che per regolamento devono essere tenuti sempre separati dagli altri - sono 114. Altre 83 persone, che pure il giudice non ha considerato incapaci di intendere e di volere al momento del reato, soffrono delle cosiddette “patologie psichiatriche sopravvenute”, spesso esacerbate dall’isolamento, dai loro trascorsi, dalle difficili condizioni del carcere e dalla dipendenza da sostanze stupefacenti.

A fronte di questi numeri, a Gardolo, vi sono solamente 170 agenti di polizia penitenziaria, quando il numero ottimale sarebbe di 227. Ci sono problemi per la quantità e la qualità del vitto, per le visite mediche e dentistiche, persino per il lavoro dell’ufficio contabile, responsabile di tutti gli aspetti della vita quotidiana in carcere, dagli ordini di sapone e carta igienica, fino alle procedure previdenziali per fare ottenere i sussidi di disoccupazione a chi ne ha diritto.

“Credo che molto si possa fare per prevenire i sucidi lavorando sui problemi che li determinano” ha detto, commentando questi dati, Antonia Menghini, garante dei diritti dei detenuti, nel corso di un convegno organizzato tenutosi al palazzo della Regione. L’avvocato Roberto Bertuol, della Camera penale di Trento, ha fatto omaggio al presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini di un braccialetto verde con scritto “Ora basta!”. Ha sottolineato la necessità di un’amnistia, ha ricordato i casi di innocenti finiti in carcere e che i penalisti sciopereranno il 10, l’11e il 12 luglio. La direttrice di Spini Annarita Nuzzaci, infine, ha chiamatole istituzioni e il mondo dell’associazionismo locale a dedicare tempo, risorse e energie alla questione. Ricordando l’articolo 27 della Costituzione. “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità”.