di Massimiliano Cordin
Corriere del Trentino, 18 agosto 2023
Ieri il candidato presidente a Spini con Demagri e Valcanover: sotto la lente il tema del personale. “All’interno della casa circondariale di Trento è presente una comunità complessa, con problematiche differenti e che necessita di interventi mirati. Ad oggi ci sono già alcune attività che sono rivolte alla riacquisizione delle competenze dei soggetti che poi potranno spenderle sul territorio. Non sono però sufficienti, occorre potenziarle”.
Così il candidato presidente dell’Alleanza democratica autonomista alle prossime elezioni, Francesco Valduga. E ancora: “Oltre al tema del lavoro, però, è importante anche il tema del reinserimento dei detenuti all’interno della società. Sono convinto che ci sia la possibilità, oltre che la necessità, di sviluppare, migliorare e investire in quelli che sono i percorsi di comunità educante, anche alla luce degli episodi che si sono verificati nelle scorse settimane a Rovereto”.
L’occasione per approfondire il tema legato al carcere è stata la visita alla struttura effettuata ieri da Valduga, dalla consigliera di Casa Autonomia Paola Demagri e dall’avvocato Fabio Valcanover. La delegazione, all’uscita, ha esposto i numeri che fotografano un sovraffollamento di detenuti e una carenza di personale. I dati aggiornati riportano: 343 detenuti, dei quali 31 donne, a fronte di una capienza che dovrebbe essere di 280 soggetti. Tra i presenti, in 50 presentano una diagnosi psichiatrica, in 36 assumono metadone, mentre, l’80% assume psicofarmaci. Il 65% del totale dei detenuti è invece straniero.
Per quanto riguarda gli agenti della polizia penitenziaria, questi sono 175 quando, secondo le stime, ne occorrerebbero 227. La delegazione ha poi proseguito l’analisi dei numeri, soffermandosi su medici ed educatori: “Ora, rispetto al passato, è sempre presente un dottore. Questa novità ha dato una svolta ma dobbiamo anche constatare che purtroppo tutti e dieci i medici che si alternano nella casa circondariale sono liberi professionisti. E questo non garantisce una stabilità - è stata l’analisi di Demagri -. C’è anche una problematica legata agli educatori: al momento sono solamente due quando, in realtà, dovrebbero essere otto. Questa figura è fondamentale per garantire i percorsi di cui hanno bisogno i detenuti, soprattutto se vogliamo evitare che ci sia una loro ricaduta”.
A costoro si affiancano, inoltre, uno psicologo, una psichiatra, 14 infermieri e un operatore sociosanitario. “Siamo entrati all’interno della struttura per comprendere meglio cosa possa servire per diminuire i livelli di tensione, di pericolo e di fatica sia per il personale di polizia penitenziaria che per i detenuti. Le indicazioni forniteci sono andate nella direzione di avere maggiori agenti di polizia penitenziaria, più educatori e nuovi funzionari amministrativi - ha tratteggiato le conclusioni Valcanover -. Personalmente credo inoltre che sarebbe importante riuscire ad introdurre un provveditore carcerario che abbia competenza esclusivamente per le carceri di Trento e Bolzano: potrebbe essere di estremo aiuto per tutti”.











