di Giuseppe Fin
Il Dolomiti, 16 novembre 2024
Nella struttura di Spini di Gardolo, secondo quanto riportato dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio Antigone, si utilizzano elevate quantità di stabilizzanti dell’umore, antipsicotici e antidepressivi. Nei giorni scorsi i consiglieri provinciali Paola Demagri, Andrea De Bertolini, Francesco Valduga e Paolo Zanella hanno deciso di visitare l’area sanitaria del carcere dove l’azienda sanitaria è costretta ad utilizzare i gettonisti a causa della mancanza di personale. “Così non possiamo andare avanti. Abbiamo una famiglia e alla sera vogliamo poter tornare a casa da loro. La situazione è drammatica”. Le parole sono quelle che arrivano da un poliziotto che lavora all’interno della casa circondariale di Trento a Spini di Gardolo. Ha chiesto di rimanere anonimo e le parole rilasciate a il Dolomiti arrivano dopo l’ennesima aggressione avvenuta il 4 novembre scorso quando una poliziotta è stata minacciata e aggredita fisicamente da un detenuto tanto da essere poi accompagnata in infermeria.
“Qui - spiega il poliziotto a il Dolomiti - ci sono pochi agenti e spesso ci troviamo da soli a controllare varie zone. Le situazioni critiche non mancano di certo e non ci sentiamo sicuri”. L’allarme della situazione che si sta vivendo nel carcere di Trento è stata lanciato nei mesi scorsi anche da Andrea Mazzarese, segretario regionale Sinappe, che più volte ha sottolineato la carenza di personale e le difficoltà nella gestione di situazioni delicate come possono essere i detenuti psichiatrici.
Come già sottolineato dalla garante dei detenuti, la professoressa Antonio Menghini, nella sua ultima relazione, a preoccupare il trend in aumento delle presenze in carcere, sia a livello nazionale che a livello locale, cui si aggiunge la riforma della media sicurezza che è ormai entrata a regime ovunque. Al 30 settembre 2024 in Italia erano 61.862 i detenuti presenti nelle nostre carceri a fronte di 51.196 posti formalmente disponibili. Nel 2024, nella casa circondariale di Spini, si sono toccate più volte punte di 380 persone presenti, con una crescita significativa in particolare delle donne presenti che sono arrivate anche a raggiungere recentemente la cifra record di 53.
“Ci sono stati gravi episodi di violenza anche nelle ultime settimane fra detenuti - racconta l’agente di polizia penitenziaria - e alcuni sono difficili da gestire. Manca personale ma molti di noi chiedono anche il trasferimento perché non ce la fanno più”. C’è la terribile piaga del disagio psichico in carcere e, più nello specifico, la difficile situazione delle persone affette da grave infermità psichica sopravvenuta che si trovano tuttora a scontare la propria pena per lo più all’interno delle nostre carceri, cui fa da contraltare, in non pochi casi, la situazione di chi si trova ad attendere in carcere, detenuto sine titulo, o a piede libero, l’ingresso in Rems a causa del fenomeno delle cosiddette liste d’attesa.
I detenuti alla casa circondariale di Spini, sempre secondo l’ultimo rapporto del Garante dei Detenuti, con diagnosi psichiatriche maggiori (spettro psicosi, spettro disturbi depressivi, gravi disturbi spettro ansioso e ossessivo, gravi disturbi di personalità, gravi disturbi del controllo degli impulsi e doppia diagnosi), nel primo semestre 2024, erano 83 (il 22% rispetto al numero complessivo di presenti) di cui 21 in doppia diagnosi (in condivisione con il SerD), 65 uomini e 18 donne (60% rispetto al numero di donne presenti).
“A fronte del grave quadro tracciato, non sembra - ha spiegato nelle scorse settimane la Garante - che i provvedimenti normativi finora adottati siano stati in grado di incidere né sui numeri delle presenze in carcere né, più in generale, sulle condizioni di vita all’interno delle carceri”. Nonostante le domande poste all’azienda sanitaria sulla situazione psichiatrica all’interno del carcere di Trento, non sono arrivate risposte.
I numeri sono impressionati. “Il principale strumento di governo della salute mentale - è stato spiegato nell’ultimo rapporto di Antigone ‘Nodo alla gola’ - diventa il ricorso massiccio agli psicofarmaci, utilizzate con finalità non solo terapeutiche-sanitarie, ma di ‘sedazione collettiva’ e ‘pacificazione’ delle sezioni”. Il 20% persone detenute in Italia (oltre 15 mila) fanno regolarmente uso di stabilizzanti dell’umore, antipsicotici e antidepressivi, cioè di quella tipologia di psicofarmaci che possono avere importanti effetti collaterali con picchi del 70% a Trento e del 44% a Modena.
“Occorre intervenire al più presto per garantire condizioni di vita dignitose per i detenuti” a dirlo sono consiglieri provinciali Paola Demagri, Andrea De Bertolini, Francesco Valduga e Paolo Zanella in visita all’area sanitaria del carcere di Spini di Gardolo. I consiglieri, hanno parlato di “una realtà complessa, che richiede interventi urgenti”. Nell’area sanitaria, la gestione è affidata a un’unica dirigente dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari (APSS), coadiuvata da 8 medici a gettone. “Il bando per avere a disposizione medici a tempo pieno va deserto e così l’Azienda è costretta a ricorrere a gettonisti” spiegano i Consiglieri. “Attualmente manca una figura cruciale, quella del medico tossicologo, dimessosi recentemente per motivi personali. Questo vuoto è stato solo parzialmente colmato dal SerD, ma la situazione rimane critica”.
Sul tema dotazione organico medico ma soprattutto metodo di reclutamento ad intervenire è stato il consigliere provinciale Francesco Valduga. “Comprendiamo le difficoltà del reperire personale medico - spiega - ma preoccupa questo basarsi sempre sui gettonisti. Se non si stabilizza una equipe e una capacità di lavoro in gruppo e se non si riesce avere una continuità di rapporto con le persone diventa difficile la cura. Sarebbe più giusto riuscire ad incardinare il carcere all’interno del disegno organizzativo complessivo dell’azienda sanitaria con una propria struttura affinché possa avere un proprio responsabile e una determinata squadra medica”.
Anche il personale infermieristico si trova in difficoltà: su una dotazione prevista di 12 infermieri, 6 hanno chiesto di essere trasferiti. Le ragioni di questo malessere sono molteplici: un’organizzazione percepita come distante e poco attenta al benessere del personale, contratti poco incentivanti e l’ambiente lavorativo particolarmente impegnativo. A questo si aggiungono le difficoltà specifiche del contesto carcerario, dove il personale sanitario è spesso esposto a episodi di aggressione verbale e sessista (la maggior parte delle infermiere sono donne) che aumentano lo stress lavorativo. Il personale sanitario ha avanzato richieste chiare: maggiori attenzioni al benessere lavorativo, indennità adeguate alla complessità del contesto e più giornate di riposo per affrontare lo stress.
“Anche l’ambiente carcerario - ha spiegato la consigliera Paola Demagri - esprime il disagio e l’incapacità di una Apss che nemmeno nei contesti più complessi sa trovare soluzioni che migliorino il comfort delle persone che vi lavorano. 4 infermieri nel 2024 sono andati via e solo 2 sono stati sostituiti. Ad oggi nessuna autocandidatura, altri due infermieri che intendono volgere lo sguardo al di fuori dell’Azienda. Una triste storia che racconta una narrazione di molti contesti lavorativi soprattutto quelli più stressanti”.
Tuttavia, il problema non si limita alle condizioni lavorative: il fabbisogno del personale viene calcolato su parametri ormai superati. Il carcere ospita oggi 100 detenuti in più rispetto alla capienza prevista, ma l’organico non è stato adeguato a questa crescita. “Inoltre - hanno spiegato in consiglieri - la tipologia dei detenuti è sempre più complessa, con detenuti ricollocati anche dal Friuli e dal Veneto, spesso con problematica sanitarie e difficoltà gestionali”. Un aspetto positivo riguarda l’area educativa, dove la situazione sembra essere migliorata. Attualmente l’organico degli educatori è quasi al completo, con 7 professionisti su 8 previsti. “Si auspica che con più funzionari giuridici pedagogici si possa anche facilitare il percorso verso le misure alternative che sono fondamentali” ha spiegato il consigliere Paolo Zanella.











