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di Francesco Brun

Corriere del Veneto, 15 agosto 2025

“Questo ragazzo aveva problemi che richiedevano attenzione e sostegno. Quali interventi sono stati attivati per il suo percorso di accoglienza e integrazione? Come mai si è ritenuto opportuno il collocamento in un istituto penale, e non in una struttura specializzata in grado di offrire supporto psicologico e sociale? Nelle decisioni prese, si è tenuto conto dei traumi che molti minori portano con sé nel loro viaggio verso l’Italia?”. Domande alle quali è fondamentale trovare una risposta quelle poste, in particolar modo alle istituzioni vicentine, da Emanuela Natoli, presidente dell’associazione Movimentiamoci Vicenza.

Al centro della discussione è la tragica fine di Danilo Rihai, il 17enne tunisino morto mercoledì due giorni dopo aver tentato di togliersi la vita all’interno del carcere minorile di Treviso. Il ragazzo, un minore non accompagnato arrestato sabato dalla polizia per il caos creato a Vicenza, è stato trovato impiccato nella sua cella dal personale carcerario, privo di respiro da circa 6-7 minuti. A nulla sono servite le cure dei medici del Ca’ Foncello, le sue condizioni erano troppo gravi. “Non intendo giustificare comportamenti violenti o reati - le parole della presidente Natoli -, ma non si può liquidare questa vicenda con indifferenza: è morta una persona!

E ogni vita merita rispetto e dignità. I progetti destinati ai minori stranieri non accompagnati quali risultati concreti stanno ottenendo? È stato fatto tutto il possibile per prevenire esiti tragici? Se in un percorso di tutela non si interviene in modo efficace, è necessario riflettere sul funzionamento del sistema e, se opportuno, rivedere incarichi e procedure. Questo ragazzo non aveva una famiglia accanto. Per questo mi aspetto che le figure preposte al monitoraggio e alla presa in carico garantiscano presenza, attenzione e continuità. O il rischio è che si ritrovi, di fatto, da solo. Queste domande non riguardano solo un singolo caso, ma la visione di società che vogliamo costruire. Un 17enne - conclude - non dovrebbe mai arrivare a togliersi la vita in una cella”.

Riahi era giunto a Vicenza a gennaio. Il ragazzo, di cui si sono occupati Comune e prefettura, era stato portato in un albergo di Vicenza, dal quale era fuggito tre volte, e quindi a partire da febbraio in alcuni centri di accoglienza straordinaria della provincia, dai quali aveva fatto quattro volte dentro e fuori. Il giovane si era poi spostato nel Padovano, e l’ultima sua notizia era del mese scorso, quando il Pronto intervento sociale di Este ne aveva denunciato la scomparsa.

Sabato Rihai aveva tentato di scippare un anziano all’altezza di Ponte San Michele, a Vicenza, colpendo poi in viale Margherita e in una pizzeria di via X Giugno. Avrebbe poi aggredito altre persone, tuffandosi nel fiume Retrone per sfuggire alla polizia. Riemerso in contra’ Santi Apostoli, si è introdotto in un appartamento. Qui ha creato scompiglio: nudo alla finestra, ha spruzzato un estintore, rotto vetri e lanciato oggetti. Dopo due ore era stato bloccato con un taser e arrestato.