di Francesco Brun e Nicola Rotari
Corriere del Veneto, 14 agosto 2025
Danilo Rihai era ricoverato a Treviso: è la più giovane vittima in cella da inizio anno. È morto dopo 48 ore nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso Danilo Rihai, il diciassettenne di origini tunisine che nella notte tra domenica e lunedì ha tentato di togliersi la vita all’interno del carcere minorile di Treviso, impiccandosi con i suoi jeans. Il giovane è rimasto appeso senza respiro per circa 6-7 minuti prima che il personale carcerario riuscisse a liberarlo e a chiamare i soccorsi. Le condizioni cliniche erano apparse disperate, tanto che il ragazzo è rimasto sempre attaccato alle macchine. L’esame del corpo ha confermato la presenza di abrasioni al collo compatibili con l’impiccagione.
Tutto era iniziato sabato, all’ora di pranzo. Rihai aveva tentato di scippare un anziano all’altezza di Ponte San Michele, in centro a Vicenza, facendolo cadere. Poco dopo ha colpito di nuovo in viale Margherita e in una pizzeria di via X Giugno, dove ha afferrato il polso di un cliente tentando di rubargli l’orologio, i mpugnando un coltello. Allontanato dai presenti, ha aggredito altre persone, tuffandosi nel Retrone per fuggire alla polizia. Riemerso in contrà Santi Apostoli, ha sfondato l’ingresso di un appartamento e si è barricato dentro. Qui ha creato scompiglio: nudo alla finestra, ha spruzzato un estintore, rotto vetri e lanciato oggetti sugli agenti. Dopo due ore è stato bloccato con un taser e arrestato. Il diciassettenne era giunto a Vicenza a inizio anno, dopo essersi spostato dal Nord Africa all’Italia. In quanto minore straniero non accompagnato, una volta individuato è stato indirizzato in una struttura di accoglienza. Rientrando nella fascia 14-18, la competenza del ragazzo era cogestita da prefettura e Comune. A metà gennaio, era stato rintracciato sul territorio e portato nella notte in un albergo di Vicenza, ma soltanto dopo qualche ora si era allontanato dalla struttura. Alla fine dello stesso mese era stato ritrovato dalla polizia locale, sempre a Vicenza, e riportato nell’albergo cittadino, dal quale si era allontanato il giorno seguente. Nuovamente rintracciato a inizio febbraio dagli agenti della questura, era stato accompagnato nella struttura ricettiva, dove era rimasto poco, venendo trovato dopo tre giorni a Padova, dalla Polfer. A fine febbraio, dopo che si era liberato un posto in un Cas (centro di accoglienza) per minori dell’alto Vicentino, è stato accompagnato nella struttura: entrato il 26 febbraio, è uscito il giorno dopo. A inizio marzo era stato ritrovato e accompagnato in un altro Cas dell’alto Vicentino, ma il giorno stesso era fuggito. Alla fine del mese stesso discorso, trovato e accompagnato in un centro della provincia dal quale se n’era andato dopo pochi minuti, così come a inizio aprile, in tutto per quattro volte. Rihai si era quindi spostato nel Padovano, e l’ultima sua notizia era del mese scorso, quando il Pronto intervento sociale di Este ne aveva denunciato la scomparsa.
“Questa volta il ministro Nordio deve prendersi le sue responsabilità - dice Aldo Di Giacomo, vicesegretario dei sindacati di polizia penitenziaria - Rihai è la più giovane vittima dall’inizio dell’anno, la 54esima. Anche questo suicidio conferma che gli under 30, i detenuti alla prima detenzione, gli stranieri, i tossicodipendenti e le persone affette da malattie psichiche sono le categorie a maggiore rischio e necessitano di maggiori attenzioni”.











