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di Denis Barea

Corriere del Veneto, 20 aprile 2023

Era stato chiuso dopo alcune rivolte scatenate da detenuti minorenni nell’aprile del 2022 ed era diventato in gran parte inservibile a causa di un incendio appiccato dai più facinorosi. La riapertura però, sosteneva il ministero, era prevista per fine febbraio.

Ma per rendere agibili le dieci celle (su quindici a disposizione) dell’istituto penitenziario minorile bisognerà pazientare ancora un mese. Poi il suo futuro sarà completamente riscritto: la struttura trevigiana diventerà infatti un centro di prima accoglienza per detenuti e tutti i detenuti del vecchio edificio ospitato all’interno del S. Bona saranno trasferiti, entro la fine dell’anno, nel carcere di Rovigo. Le criticità relative ai lavori di ristrutturazione del penitenziario non sono sfuggite al senatore del Partito Democratico (e segretario regionale) Andrea Martella, che nei giorni scorsi ha depositato un’interrogazione al ministro della Giustizia Carlo Nordio. “Permangono forti dubbi sull’adeguatezza di una struttura contigua al carcere per adulti e per la cui gestione continua a mancare gran parte del personale - ha scritto Martella al Guardasigilli dopo le visite fatte a Treviso il 30 gennaio e il 14 aprile scorsi - i responsabili dell’amministrazione penitenziaria, gli agenti della polizia penitenziaria e gli operatori hanno riferito che gli interventi di ripristino lasciano sostanzialmente immutati i rischi di incolumità dei detenuti, del personale in servizio e di tutti coloro che accedono all’Istituto”.

Sul banco degli accusati era finita soprattutto la convivenza di un unico reparto di detenuti minorenni e detenuti adulti, la mancanza di un locale per eventuali isolamenti sanitari, l’esistenza di un unico sbarramento che separa la sezione dal resto dell’istituto e dalle porte di uscita. “È evidente - ha sottolineato il segretario dei Dem veneti - come le attuali condizioni dell’istituto difficilmente rispondano alle finalità rieducative dei detenuti e anzi rischiano di aggravarne le condizioni di fragilità. Tanto più che da circa un anno manca un direttore in pianta stabile e dal 1 marzo 2023 questa figura è divenuta del tutto assente.

Dei sette educatori previsti dalla pianta organica ne sono poi presenti solo 2 e nel complesso su 15 unità di personale civile risultano esserne in servizio solo 5. A quanto detto si aggiunga che mancano anche 11 unità di polizia penitenziaria”. A gettare acqua sul fuoco ci pensa Donato Capece, segretario nazionale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria.

“I ritardi - spiega - sono dovuti a interventi minimali che saranno portati a termine entro qualche settimana. I detenuti di Treviso sono stati trasferiti in altre sedi, anche fuori regione, ma entro un mese circa dieci di loro (per lo più stranieri) rientreranno a S. Bona. Quello che è più importante e che a dicembre il carcere minorile sarà trasferito a Rovigo, in un immobile decisamente più nuovo e in grado di soddisfare meglio le esigenze particolari di una popolazione carceraria molto particolare come è quella dei giovanissimi”.