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di Milvana Citter


Corriere del Veneto, 2 febbraio 2020

 

Il carcere minorile di Treviso scoppia. A sancirlo la presidente della corte d'appello di Venezia Ines Maria Luisa Marini, nella sua relazione di apertura dell'anno giudiziario. Nel report ha messo nero su bianco i dati forniti dal presidente del tribunale per i minorenni di Venezia. Numeri che fotografano la realtà dell'istituto di pena trevigiano, l'unico carcere per minori nel Triveneto. La struttura ha una capienza massima di 12 detenuti. Ma attualmente sono 16 i reclusi, 6 dei quali stanno espiando una condanna definitiva.

La media di presenze, nel corso del primo semestre del 2019, è stata sempre di 16 detenuti in quello che nella relazione è descritto come "un conseguente costante affollamento" nonostante la direzione dell'istituto "sia sempre attenta nel chiedere il nulla osta al trasferimento quando la situazione diviene di difficile gestione, sia per il superamento della capienza massima, sia per le problematiche comportamentali del detenuto".

Nel 2019, le problematiche dell'istituto si sono tradotte in 26 atti di autolesionismo compiuti dai giovani reclusi, gesti quasi sempre dimostrativi ma che in alcuni casi hanno portato a ricoveri e cure mediche. Non solo. In almeno un caso c'è stata una vera e propria sommosse a cui si aggiungono due episodi violenti commessi dai detenuti contro gli agenti penitenziari.

Il primo all'inizio di maggio quando un detenuto diede fuoco a lenzuola e materasso rischiando di provocare un incendio nella struttura, il secondo quando, pochi giorni dopo, un agente rimase ferito nel tentativo di sedare una rissa scoppiata tra altri giovani reclusi.

"Quando i detenuti sono troppi e hanno età così diverse, i problemi aumentano - spiega Luca Bosio della Fp Cgil Polizia penitenziaria, sindacalista e agente in servizio a Treviso. Viviamo una situazione critica da anni nonostante le ripetute segnalazioni. Ed è inevitabile perché essendo quella di Treviso l'unica struttura per minori del Triveneto, ci saranno sempre più detenuti di quelli previsti".

A risolvere la situazione dovrebbe intervenire la costruzione di un nuovo istituto di pena minorile a Rovigo, il cui progetto sarebbe stato avviato dal ministero delle infrastrutture. Per ora però, tutti i minori per i quali viene disposto il carcere tra Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, arrivano a Treviso. E non si tratta solo di minorenni perché la legge prevede che, se un minore viene incarcerato prima della maggiore età, deve restare nell'ambito della reclusione minorile fino al compimento dei 25 anni.

Questo rende la convivenza ancora più complessa, perché aumentano tensioni e risse. E per gli agenti penitenziari diventa difficile gestire la situazione: "C'è stato l'adeguamento degli organici, ma ci sono problemi che dobbiamo affrontare quotidianamente e per i quali da tempo chiediamo alla direzione di aprire un tavolo di confronto".

Tra i problemi da mettere sul piatto c'è anche il problema dei piantonamenti dei detenuti all'ospedale, cresciuti con l'aumentare dei gesti autolesionistici. "Se dobbiamo accompagnarli in ospedale perché stanno male o si sono feriti - conclude Bosio -, da contratto dovremmo fare turni di 6 ore e invece rimaniamo per 10 o 12 ore. E neppure su questo, dalla direzione, abbiamo avuto risposte".