di Mauro Favaro
Il Gazzettino, 19 settembre 2019
A oggi se ne contano 211 (più della metà stranieri) a fronte dei 141 posti della struttura. Gli agenti, di contro, sono meno del previsto. Ne mancano venti: in servizio ce ne sono 145, l'organico ne prevedrebbe 165.
Quest'anno non sono state registrate violenze fisiche da parte dei detenuti, ma crescono le aggressioni verbali. Lo stato di salute di Santa Bona è stato descritto ieri in occasione del 202esimo anniversario della fondazione della Polizia penitenziaria, celebrato nell'aula magna dell'istituto delle Canossiane presenti il direttore del carcere Alberto Quagliotto, il comandante Donatella Nardacchione, il prefetto Maria Rosaria Laganà e il sindaco Mario Conte.
"In questa situazione cerchiamo di distribuire le persone all'interno delle celle nel modo più equilibrato - fa il punto Quagliotto poi c'è il nodo della carenza di personale. Siamo particolarmente in sofferenza sul fronte delle figure intermedie, come ispettori e sovrintendenti. Nonostante questo, riusciamo a rispondere alle necessità grazie alla professionalità degli operatori. Anche se, va detto, le aggressioni verbali sono in deciso aumento". Negli ultimi mesi sono arrivati a Treviso cinque nuovi agenti. Non si può però abbassare la guardia.
L'anno scorso ci sono stati 465 ingressi in carcere e 271 scarcerazioni. Più 461 trasferimenti in tribunale, 164 verso gli ospedali e 23 piantonamenti. Ieri Quagliotto ha ripercorso la storia della Polizia penitenziaria in Italia, sottolineando il significato del motto Despondere spem munus nostrum, garantire la speranza è il nostro compito, per tendere alla rieducazione dei condannati.
"Il carcere doveva essere quasi una fucina di riparazione sociale, ma bastarono gli Anni di piombo, il crescere della criminalità organizzata, il sovraffollamento disumano e l'introduzione del 41Bis per ridimensionare questa visione e far capire a tutti che il compito a cui siamo chiamati è chiaro e facile per salottieri pensatori che il carcere non l'hanno mai visto, ma arduo e in salita per chi lo conosce mette in chiaro il direttore.
Oggi siamo di chiamati a ripensare il nostro lavoro per affrontare i mutamenti della contemporaneità. C'è il sovraffollamento affrontato in modo estemporaneo. L'aumento pauroso delle persone con disagio psichiatrico, frutto innegabile di ideologiche scelte legislative. E l'ingresso prepotente di diverse nazionalità e di diverse culture, spesso indecifrabili, il più delle volte ostili alla stessa nostra visione del mondo, compreso il concetto di rieducazione".
"Il carcere testimonia lo spostamento sempre più avanti della frontiera della deresponsabilizzazione degli individui conclude Quagliotto - perché sempre più spesso nelle persone che abbiamo in custodia manca l'alfabeto di un'educazione di base, che non possiamo certo dare noi. E cresce un atteggiamento di sfida e di rivendicazione che sfocia in aggressioni fisiche e verbali e che, inevitabilmente, richiede un'attenzione particolare sul piano della sicurezza".










