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trevisotoday.it, 21 dicembre 2024

Il 26 dicembre al carcere di Rebibbia il Papa apre la Porta Santa del Giubileo speciale per le carceri. Cittadinanzattiva, operativa con una propria assemblea territoriale anche a Treviso, crede profondamente in questa iniziativa. Tanto che è impegnata da tempo in alcuni progetti culturali-sociali in collaborazione con la Casa circondariale di Santa Bona. Nella missione sociale della nostra associazione, Cittadinanzattiva, si afferma che noi siamo un punto importante per l’attivazione dei diritti di tutte le persone, con particolare attenzione a quelle “fragili”. Ossia, a quei soggetti che non riescono ad accudirsi da soli. In questa categoria sociale, sono comprese sicuramente le persone detenute.

I nostri stakeholder sono quindi gli individui con i loro diritti, al di là del loro status sociale. Persone che, come quelle detenute, sono prive della libertà individuale e, di conseguenza, decisamente e forzatamente impedite ad occuparsi dei diritti fondamentali. Quale sia la ragione di questa situazione non sta nei nostri compiti e nella conseguente rappresentanza sociale. Noi ci occupiamo delle persone detenute e dei loro diritti negati o non concessi.

Questo lo facciamo da alcuni anni. Con la nostra area “giustizia per i diritti” ci siamo già occupati e vogliamo continuare a farlo, della qualità della vita delle persone, al di là del luogo in cui si trovano, e quindi anche delle persone detenute. Per questo ci stiamo occupando delle loro idee, dei sogni e delle aspirazioni che li accompagnano. Da subito abbiamo pensato, per fare questo, che gli strumenti ideali erano le parole e la lettura. Questa dava e dà senso e forza alle parole. Per capire meglio a cosa pensiamo, usiamo le parole di Papa Francesco scritte nella “Bolla di indizione del Giubileo 2025”.

Il Santo padre scrive “che occorre dare ai detenuti, in quest’anno del Giubileo 2025, segnali tangibili della speranza. Essi, essendo privi della libertà, sperimentano ogni giorno la durezza della reclusione, il vuoto affettivo per le restrizioni imposte e, in diversi casi, è diffusa la mancanza di rispetto come persone”. Negli intendimenti della “Bolla per il Giubileo” si insiste nell’adoperarsi per restituire a loro, detenuti, la speranza individuale e sociale, al fine di recupera fiducia in sè stessi e nella società. Si indica come ipotesi di soluzione dei percorsi di reinserimento nella comunità, “ovviamente”, precisa il documento, nel rispetto delle leggi.

La Chiesa, e si crede su input di Papa Francesco, che ha dimostrato più volte attenzione specifica a questo popolo, conta sulla capacità e forza delle persone per il reinserimento idoneo a recuperare spazio, sia nella comunità sociale che nel Paese. Questa del reinserimento (lavoro, casa e posto nel convivio sociale) è una preoccupazione molto presente in tante persone detenute. Obiettivo questo indicato anche nella Costituzione Italiana, articolo 27, terzo comma, dove si stabilisce che le pene devono rispettare la dignità della persona.

Sono quindi vietati i trattamenti disumani e si deve puntare alla rieducazione del condannato (usa questo termine la Costituzione Italiana). Tenendo conto e partendo da persona e inserimento, nel pensare al nostro impegno territoriale, in linea con quanto fa Cittadinanzattiva, tramite la “Rete giustizia per i diritti”, abbiamo individuato nella lettura e nel suo strumento principe di divulgazione, il libro, uno spazio nel quale investire. Per questo abbiamo pensato e ideato il progetto “Libro Sospeso”.

La lettura, le parole e i sogni sfuggono (per fortuna) a tutte le regole della società, anche a quella carceraria. Questa cosa, al di là delle responsabilità soggettive e oggettive di ciascuno, rende una vita difficile e spesso inaccettabile alle persone detenute, oltre a quelle che con loro convivono. “Il libro Sospeso” è stato mutuato dal “caffè sospeso”.

Usanza popolare, diffusa nel napoletano e molto apprezzata come gesto solidaristico, dalle persone fragili e molto spesso bisognose. A Napoli la solidarietà si fa anche con il dono di un caffè. Qui da noi, abbiamo provato, e ci sta dando le dovute risposte, a farla con un libro donato, che contiene una dedica del donante. Questi libri vengono poi distribuiti dalla Direzione della Casa circondariale di Treviso alle persone detenute. Nel 2025 sarà il quarto anno del libro donato. In questo tempo sono stati raccolti circa 350 libri, sostenuti e accompagnati da una decina di incontri letterari, alla Libreria Paoline di Treviso, nostra partner di progetto.

Dalla lettura e dalle parole, abbiamo pensato fosse tempo di sperimentare la scrittura. Volontari, detenuti, hanno scritto e rese concrete le loro idee e sogni. Cittadinanzattiva Treviso di questa scrittura ne ha fatto tesoro. Abbiamo raccolto i testi scritti e, in forma anonima, li abbiamo pubblicati in una “Antologia di racconti” (a cura di Francesca Brotto e Silvia De March).

Questa attività è relativa al primo anno del progetto “Storie Sbarrate” ed è stata coordinata da Francesca Brotto (che è autrice, formatrice in tecniche teatrali e autobiografiche di comunità).

Nel 2025 sono previste anche attività teatrali. Il progetto gode dei contributi della Regione Veneto (Dgr 1124/2023. Azione della linea 2: “Misure per il reinserimento e inclusione” riferita al DGR 1405 dell’11 novembre 2022. Approvazione del programma regionale triennale di interventi coofinanzati dalla Cassa delle Ammende in favore delle persone in esecuzione penale esterna. Dgr 743 del 21 giugno 2022) Storie Sbarrate”.

Segnaliamo, a completamento delle informazioni, che la cultura e l’arte trovano posto, ad integrazione del programma religioso del Giubileo 2025, attraverso l’attivazione di diverse iniziative, durante tutto il periodo giubilare. Questo nostro impegno culturale e ricreativo potrebbe (e dovrebbe) essere prodromo ad un futuro nostro impegno nella diffusione della cosiddetta “Giustizia Riparativa” che inserisca e privilegi il pentimento, non perdono, di Caino, nei giudizi giuridici. Con il pentimento che riconosca le sue gesta del REO consente alla riparazione di agire di conseguenza.

Come ultima considerazione, crediamo sia arrivato anche il momento di trovare nuove forme di supporto al più vasto progetto di reinserimento governativo, in parte già annunciato. Ci riferiamo, nello specifico, sia ad una iniziativa del Cnel (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro) dal titolo significativo “Recidiva Zero”.

Sia di un Protocollo con il Ministero della Giustizia e Santa Sede, con inserimento del sindaco della Città di Roma. Tale Protocollo prevede l’impiego di detenuti idonei, in lavori di manutenzione e di altra natura, anche ai fini dell’acquisizione di competenze professionali utili per favorire il reinserimento.

La nostra idea è quella di cercare formule, territoriali, di contatto e scambio di opinioni fra le 109 diverse Case circondariali italiane (le carceri) e le Amministrazioni delle città dove esse sono allocate. Non si può continuare a far finta e ignorarsi sulla rispettiva presenza e attività. Alcuni anni fa un’iniziativa fu assunta, su proposta dell’Associazione Antigone (che si occupa di diritti e garanzie nel sistema penale), ma ebbe scarso successo, per l’indifferenza di entrambe le realtà. Affinché sia chiaro di che cosa stiamo parlando, è utile avere alcune informazioni.

I detenuti, secondo dati vecchi del Ministero di Giustizia (gennaio 2024), ampiamente superati, dice che i detenuti italiani sono 60.637, contro una capienza di posti di 51.347. Oggi le statistiche, ufficiose, parlano di 61.468 detenuti contro una capienza d’uso di 47.067. Comunque sia, è chiaro che abbiamo una forte situazione di sovraffollamento che crea grandissime tensioni. Nelle nostre carceri italiane ci sono state ad oggi 89 morti suicida e 155 per altre cause. I morti in totale sono stati 243. La situazione veneta Sempre in base ai dati del Ministero di Giustizia, gennaio 2024, le Case circondariali (carcere) in regione sono 9.

Ci sono 2.587 reclusi (contro una capienza di 1.972). Le donne sono 123, mentre gli stranieri sono 1.323. Oltre a loro, nelle carceri ci sono molte altre persone, cioè individui. Trattasi di persone che ogni giorno si occupano della gestione delle Case circondariali, come ad esempio la Polizia giudiziaria, gli educatori professionali, molti e tanti volontari.

A questi vanno aggiunti i familiari sia delle persone detenute che quelli della Polizia giudiziaria. Infine, non ultime, tutte le vittime dei reati per i quali le persone sono detenute. Nei molti volontari, a Treviso, ci siamo anche noi di Cittadinanzattiva e siamo impegnati in alcune specifiche attività, che fanno parte del circuito del reinserimento sociale.