sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Giuliano Pavan

Il Gazzettino, 17 aprile 2025

“Mio figlio aveva delle ecchimosi, voglio sapere se è stato picchiato” “Voglio sapere cos’è successo a mio figlio: non può essere morto d’infarto, è stato picchiato in carcere”. Al telefono, con la voce rotta dal pianto ma con la determinazione di andare fino in fondo, la madre di Gennaro Marino, 46enne detenuto nella casa circondariale di Santa Bona, a Treviso, per scontare un cumulo pena per reati contro il patrimonio e relativi agli stupefacenti, invoca giustizia. E pretende che venga eseguita un’autopsia sul corpo del figlio, che da più di due settimane si trova all’obitorio dell’ospedale Ca’ Foncello nonostante il nulla osta già rilasciato dalla Procura.

“Non so perché non vogliano fare l’autopsia, ma sul viso e sul costato aveva delle ecchimosi che non può essersi procurato da solo. Dev’essere successo qualcosa e voglio sapere cosa”. La donna si è affidata a un legale, che ieri mattina ha depositato un’istanza per venga disposto l’esame autoptico e anche quello tossicologico. La risposta del pubblico ministero è attesa a giorni, forse già oggi.

La vicenda - Tutto ha inizio il 29 marzo scorso, quando Gennaro Marino è stato trovato senza vita nella sua cella. Come accade in questi casi, è stato subito chiamato un medico legale per effettuare un esame esterno del cadavere e determinare la causa del decesso. La salma del 46enne non presentava segni evidenti di violenza, a parte una vistosa ecchimosi allo zigomo. Nella cartella clinica del carcere, però, quell’ematoma era già stato rilevato tre giorni prima. Ovvero il 26 marzo quando fu lo stesso Marino a chiedere di essere portato in infermeria per essere medicato dopo essere caduto, aveva detto ai sanitari. A quel punto il medico legale ha stabilito che le cause dell’arresto cardiocircolatorio erano da iscrivere come morte naturale. Motivo per cui la magistratura non ha disposto alcuna autopsia, rilasciando il nulla osta per la sepoltura. Anche perché, altro dettaglio, il detenuto assumeva dei farmaci calmanti e il 27 marzo, due giorni prima del decesso, si era fatto consegnare una pastiglia in più dicendo di aver perso nel lavandino quella che gli avevano dato. Per gli inquirenti è possibile che la sera del decesso ne abbia assunte due, o addirittura tre insieme (non avendone presa nessuna il giorno prima, ndr) e che quei farmaci possano aver contribuito a scatenare l’infarto costato la vita al 46enne.

I dubbi - La salma è stata così messa a disposizione dei familiari e la madre di Gennaro Marino, una volta visto il corpo, ha iniziato ad avanzare dei dubbi. Tant’è che si è recata in questura per sporgere denuncia per lesioni contro ignoti, sperando che venisse ripreso in mano il caso. Non avendo notizie dalla Procura, e non avendo organizzato il funerale, la donna si è rivolta a un legale e, di tasca sua, ha pagato un anatomopatologo di parte per effettuare un altro esame esterno, più approfondito, a cui ha partecipato anche il medico legale che aveva svolto il primo riscontro. Era il 10 aprile scorso, e nel frattempo sulla salma sono emersi altri segni sul viso, oltre che sull’addome. “Aveva anche il naso un po’ storto, e mio figlio non ha mai avuto il naso storto” ha sottolineato la donna. A quel punto l’avvocato dei genitori di Gennaro Marino ha depositato la formale richiesta di autopsia e di esami tossicologici d’urgenza per capire se le cause della morte possano essere altre. “Voglio soltanto sapere se mio figlio sia stato picchiato - conclude la madre - e se quelle botte possano averlo ucciso. Non accuso nessuno, voglio solo sapere. Se l’autopsia dirà che è morto d’infarto mi metterò il cuore in pace, ma per saperlo deve essere fatta. Gennaro stava pagando per quello che ha fatto, e non è mai stato uno che si lamentava. E se quei segni sull’addome fossero il risultato di un pestaggio che gli ha provocato delle lesioni interne? Per come lo conosco io, potrebbe aver chiesto più farmaci perché sentiva dolore ma non voleva che lo sapesse nessuno. Per questo chiedo che l’autopsia venga fatta, così non ci saranno più dubbi”.