di Matteo Marcon
Corriere del Veneto, 20 giugno 2025
Ma il Ministero: lui non ha violato le regole. Un testo rap composto nel laboratorio per detenuti, esce dal carcere ed esplode la polemica. Il brano trap registrato all’interno del carcere minorile di Treviso dall’assassino di Michelle Causo, ha provocato un’ondata di indignazione che ha come primi protagonisti proprio i famigliari della diciassettenne, trovata cadavere il 28 giugno del 2023, avvolta in un sacco nero all’interno di un carrello del supermercato, abbandonato per strada tra i cassonetti a Primavalle, un quartiere di Roma. Il responsabile è stato condannato a 20 anni e sta scontando la pena nel carcere minorile di Treviso.
Se fino a pochi giorni fa l’istituto di Santa Bona faceva, tristemente, notizia per le sue drammatiche condizioni di sovraffollamento (ha una capienza massima di 12 detenuti ma ne ospita ormai regolarmente più di 20 e ha raggiunto punte di 29), da ieri è finito sotto i riflettori perché in molti si chiedono non solo come sia stato possibile per un condannato “dilettarsi” nella stesura e nell’incisione di un brano trap (fatto che in realtà attiene a consolidate pratiche di rieducazione negli istituti di pena) ma soprattutto diffonderlo attraverso i social. Sull’uso del telefonino in carcere già un anno fa i famigliari della vittima avevano denunciato pubblicamente l’ipotesi che l’assassino, malgrado le condizioni restrittive, avesse creato degli account social. Mercoledì scorso è spuntato pure un nuovo profilo instagram dove si può sentire la voce del ragazzo (assieme ad altri) cantare un brano trap dal titolo “Scusa Mamma”.
Gli avvocati della famiglia Causo, Claudia Di Brigida e Antonio Nebuloso, hanno annunciato di “voler procedere per l’accertamento di ogni responsabilità in ordine al corretto utilizzo dei social, che non appare compatibile con il rigore richiesto dalla condanna”. Nelle stesse ore il sottosegretario di Stato alla Giustizia, Andrea Ostellari, con un comunicato rendeva noto di aver depositato un disegno di legge da parte della Lega che prevede “l’oscuramento degli account social appartenenti a condannati o indagati per reati gravi, sottoposti a misura cautelare, minori compresi”.
Nel comunicato Ostellari invitava gli organi competenti a fare chiarezza sul caso del brano trap. La risposta è arrivata ieri dalla voce del capodipartimento per la giustizia minorile Antonio Sangermano: “Escludo che il video sia partito dall’Istituto - spiega il responsabile del Ministero Evidentemente, terzi soggetti hanno utilizzato il profilo social per diffondere, in modo assolutamente incauto e sbagliato, nonché lesivo delle persone offese, questo contenuto. Aggiungo che la canzone era pubblica; presentata in più percorsi e anche in occasione di festival”.
La musica, in questo caso la trap, continua a rappresentare per chi lavora a contatto con questi soggetti uno strumento educativo: il progetto che ha reso possibile l’incisione di “Scusa Mamma” e di altri brani è stato finanziato dalla Regione Veneto, coinvolge enti del terzo settore e il presidio culturale permanente dell’associazione Crisi come Opportunità, che proprio all’interno del carcere minorile di Treviso, ha coinvolto rapper come Kento, Diego Bonesso e Ivan Zora. Giovedì 5 giugno c’è stata anche una breve esibizione tra le mura della casa circondariale.











