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La Tribuna di Treviso, 23 febbraio 2020


Il dirigente ricorda le ultime ore del detenuto che era stato trasferito solo un'ora prima del tragico rinvenimento. Era seguito dagli psicologici "Purtroppo quello di Marco Antonio Fasan è il primo suicidio che si verifica nel carcere di Treviso, da quando sono arrivato a dirigerlo, e mi auguro davvero che sia l'ultimo. Quando avvengono fatti del genere, tutti noi che lavoriamo dentro la struttura proviamo grande dolore".

Il direttore del carcere di Santa Bona, Alberto Quagliotto, esprime tutta la sua amarezza per la morte del detenuto: "Era stato trasferito lunedì in una cella singola" - spiega Quagliotto, "dopo che era già stato cambiato due volte per dei dissidi con alcuni compagni. È stato un fulmine a ciel sereno per tutti. Il fatto è avvenuto, nel primo pomeriggio, un'ora dopo che era stato trasferito da solo nella sua nuova cella".

Per il direttore del carcere Fasan non aveva dato segni evidenti che potessero far pensare ad una morte così improvvisa e inspiegabile. "Era stato seguito e sostenuto dal nostro staff di psicologi e medici nel periodo della malattia e della morte del padre, avvenuta nel dicembre scorso. Ma nulla faceva presagire ad una simile fine. Voglio precisare che siamo molto attenti ai protocolli: abbiamo uno staff che monitora i casi più a rischio".

Fasan era rinchiuso in carcere da qualche mese per una condanna per furto diventata definitiva. Avrebbe terminato di scontare la pena nell'agosto del 2021. Secondo quanto s'è appreso, il 38enne di Venezia aveva già cambiato due volte la cella per liti con i compagni. L'ultima volta proprio lunedì, dopo aver litigato con un compagno di cella che, a suo giudizio, non faceva la propria parte nelle pulizie. Pare che i due si siano messi le mani addosso e Fasan abbia riportato qualche lieve ferita.

Intanto, la procura della Repubblica di Treviso ha disposto l'autopsia sul corpo del 37enne, che si sarebbe tolto la vita impiccatosi alle sbarre della cella con il suo stesso maglione. Ad eseguirla sarà l'anatomopatologo Alberto Furlanetto, nella tarda mattinata di lunedì.

Fasan era figlio adottivo ed era molto legato ai genitori, entrambi morti. Il padre Giuliano è morto proprio a fine dicembre. Era anche padre di un bimbo di pochi anni. Ieri pomeriggio, la compagna di Fasan ha dato incarico all'avvocato Mauro Serpico di tutelare il figlio minore. "Da parte nostra - spiega l'avvocato Mauro Serpico - non c'è nessun pregiudizio o sospetto.

In ogni caso, di fronte ad una simile morte, di cui non sappiamo darci una spiegazione, comprensibilmente chiediamo che venga fatta completa luce. L'autopsia sarà il primo passo, poi decideremo come proseguire". L'avvocato Cristian Finotti, invece, tutela un fratello di Fasan, precisa: "Attendiamo l'esito dell'autopsia e soltanto successivamente faremo le nostre valutazioni. Vogliano soltanto la verità".