trevisotoday.it, 16 maggio 2024
Il progetto sociale di Cooperativa Comunica e Associazione Tale dedicato agli adulti del carcere di Treviso nasce da un’idea di Francesca Brotto - autrice e attrice esperta in tecniche autobiografiche - realizzato in collaborazione con Tomaso Nardin - attore e formatore teatrale, e Marco Fintina - artista, educatore ed esperto in giochi da tavolo. Cooperativa Comunica da anni collabora con la casa circondariale minorile, operando nell’ambito delle progettualità volte alla valorizzazione dei detenuti in minore età: il-legal game, proposto dallo staff della cooperativa trevigiana, nasce con l’obiettivo di promuovere il cambio di paradigma coinvolgendo i detenuti nella creazione di un gioco sulla legalità. Gli stessi, dopo aver ripercorso le loro esperienze di vita e preso coscienza del loro agire, hanno contribuito a creare un gioco che in futuro verrà proposto alle scuole trevigiane come attività inserita nelle ore di educazione civica. Con questo progetto il detenuto, da soggetto passivo nel contesto sociale, con un destino segnato dall’esperienza carceraria, diventa soggetto attivo: un testimone diretto che può indicare alle giovani generazioni le conseguenze dell’illegalità. La creazione dell’il-legal game ha anche l’ambizione di far comprendere alla società civile che i detenuti, e le persone che hanno avuto un percorso di vita non aderente alle regole comuni, non possono e non devono essere viste solo come un peso per la società, anzi, possono diventare una risorsa.
Nel caso specifico a beneficiare del loro lavoro saranno gli adolescenti in quanto il gioco realizzato sarà proposto a numerose scuole di primo e secondo grado. Il progetto è stato realizzato dalla collaborazione tra Cooperativa Comunica in collaborazione con e l’associazione Tale ed è stato finanziato dalla Regione del Veneto.
“La nostra vocazione principale è storicamente rivolta ai bambini, ai giovani e alle scuole” spiega il presidente della Cooperativa Comunica Matteo Marconi “ma siamo sempre stati attenti alle esigenze del territorio e delle fasce deboli e in questo caso, grazie alla collaborazione dei nostri professionisti con la Casa Circondariale di Santa Bona, abbiamo voluto unire le nostre competenze fino all’ideazione di un “ponte” tra le carceri e le scuole trevigiane così da poter gettare un seme di speranza e riscatto”.











