Il Gazzettino, 23 dicembre 2019
Messa in carcere "La responsabilità vi rende liberi". "Caro vescovo Michele la nostra comunità è fatta di tante nazionalità e culture diverse, ma anche qui dentro, tra queste quattro mura, è possibile vivere in pace. È possibile quando ci sentiamo amati". Le porte della piccola cappella a due passi dalle celle si sono aperte ieri mattina dentro la Casa circondariale di Santa Bona per far prender posto all'altare al vescovo Michele Tomasi che - per la prima volta dal suo arrivo nella diocesi di Treviso - ha celebrato qui la messa.
Inizia in tono confidenziale il saluto di benvenuto rivolto al presule da una trentina di detenuti che ieri hanno partecipato alla celebrazione. Ci si stringe tra i banchi della piccola chiesa. A celebrare la liturgia con il vescovo è arrivato pure don Piero Zardo, il cappellano del carcere che qui è di casa. In chiesa c'è anche il direttore della struttura carceraria, Alberto Quagliotto. Al vescovo i detenuti spiegano senza troppi giri di parole quanto valore abbia la sua presenza. Il saper loro dire: io ci sono. A pochi giorni dal Natale la visita e la prima messa risuonano come un regalo atteso: "Caro fratello vescovo è importante che lei sia qui tra noi oggi legge un detenuto nella lettera di benvenuto al presule Noi ci sentiamo parte della Chiesa. Vogliamo gustarci la vita anche qui dentro". A monsignor Tomasi viene subito in mente quando per la prima volta nella sua vita ha varcato la soglia di un carcere: "È stata una mattina di Natale. Avevo 17 anni. Ero andato con un gruppo di giovani e le chitarre".
Di seguito è il brano del Vangelo dell'ultima domenica di Avvento a far scandire al presule parole come giustizia, obbedienza e libertà. Che nella piccola chiesa del carcere non possono non risuonare con un'eco speciale: "In tutte le forme di giustizia che noi viviamo in questa terra l'obiettivo è rispettare e permettere a ciascuno di vivere il proprio essere umano.
La propria dignità umana. E la dignità passa attraverso la capacità di assumersi la responsabilità di ciò che siamo. La mia vita può diventare nuova attraverso la mia abilità ad assumermi la mia responsabilità. Allora faccio l'esperienza che può sembrare strana, quasi assurda, che se obbedisco divento davvero libero".
Non tardano a giungere ai detenuti e a tutto il personale della struttura carceraria gli auguri di buon Natale ormai alle porte: "Il Signore non dice mai tu non hai speranza. E continua a dirmelo così tante volte che alla fine mi devo arrendere. Crederci. E dire proviamo a fare nuova questa esistenza. Proviamo a dare un senso positivo a quello che mi hai dato e che sono. Questa è tutta la nostra vita. È così per tutti noi. Se vogliamo essere giusti dobbiamo essere prima di tutto umani. Per poterci sentire perdonati dobbiamo scoprire dov'è la nostra vera dignità".










