di Nicola Cendron
trevisotoday.it, 30 settembre 2024
Letti a castello a tre piani (con il rischio concreto di cadere e farsi molto male), fino a undici detenuti per ogni cella, con un solo bagno alla turca. Doveva essere una visita per constatare la precaria situazione del carcere di Treviso ma si è trasformato in una sorta di viaggio negli inferi. Venerdì scorso una delegazione di Più Europa e “Nessuno tocchi Caino”, guidata da Rita Bernardini, è entrata nella casa circondariale di Santa Bona: insieme a lei i consiglieri regionali Arturo Lorenzoni, Elena Ostanel (Veneto che vogliamo), Renzo Masolo (Europa Verde) e le consigliere comunali dem Maria Tocchetto e Carlotta Bazza. Alla luce di quanto constatato a Treviso “Nessuno tocchi Caino” presenterà nei confronti del ministro della giustizia, Carlo Nordio, un esposto per denunciare la scarsità di risorse e personale (anche se non mancano nella struttura trevigiana delle storture), oltre ad un sovraffollamento che ha raggiunto ormai livelli insopportabili. Rita Bernardini è intervenuta così venerdì scorsi a Trevisotoday.
Bernardini, che situazione ha trovato nel carcere di Santa Bona?
Siamo stati nella casa circondariale che oggi ospita 233 detenuti in 138 posti, quindi con un sovraffollamento del 168%, sovraffollamento che ci è apparso ancora più forte visitando sia le sezioni del circondariale, sia le sezioni della reclusione, perché sostanzialmente i detenuti sono tutti di media sicurezza, divisi in due parti, circondariale e reclusione. Devo dire che fondamentalmente troviamo le stesse tipologie sia da una parte che dall’altra, perché teoricamente al circondariale non dovrebbero esserci definitivi, invece li abbiamo trovati, così come nella casa di reclusione abbiamo trovato diversi detenuti in attesa di giudizio. Insomma diciamo che sono un po’ mischiati proprio perché per ragioni di spazio è difficile dividerli. Il sovraffollamento si fa molto sentire e determina condizioni che noi riteniamo e abbiamo valutato disumane, degradanti proprio per lo stato dei luoghi che abbiamo trovato fatiscenti, sporchi, con i detenuti che devono stare in letti a castello a tre piani. Tra l’altro diversi di loro sono caduti, facendosi anche molto male.
Nel contesto italiano come si colloca la struttura di Treviso?
Si considera che il sovraffollamento medio è del 131%, qui siamo al 168% quindi siamo ben al di sopra della media italiana. Questo si ripercuote anche sul fatto che il personale è veramente scarso rispetto al numero degli detenuti. Attualmente gli educatori per esempio dovrebbero essere tre, ma non tutti sono nella piena funzione lavorativa, tranne la capoarea che è veramente molto brava. Teoricamente significa che ogni educatore, funzionario giuridico pedagogico, come si chiamano adesso, dovrebbe seguire più di 100 detenuti, considerando che non lavorano tutti a tempo completo. Questo significa difficoltà per accedere alle misure alternative, perché le relazioni di sintesi che sono necessarie per poter far accedere i detenuti alle misure alternative spesso non vengono chiuse. Noi sappiamo che le misure alternative sono fondamentali per far abbassare la recidiva, che per chi sconta la pena in carcere è molto alta, cioè chi finisce di scontare la pena in carcere ha una recidiva altissima.
Certamente interpellerete il ministro Nordio, peraltro trevigiano. In che modo?
È ben al corrente della situazione anche perché abbiamo presentato nei suoi confronti un’esposta denuncia che richiama questo tema del sovraffollamento, che va rapportato non solo alle condizioni materiali di detenzione ma anche al personale che è molto scarso, soprattutto se pensiamo alla polizia penitenziaria, agli educatori, agli psicologi e agli assistenti sociali che ormai raramente fanno il loro ingresso in carcere, invece dovrebbero essere un punto di raccordo fondamentale per il ritorno in società di queste persone. I magistrati di sorveglianza sono troppo pochi, però ci sono dei compiti affidati ai magistrati di sorveglianza dalla legge che non vengono mai portati avanti. Il magistrato di sorveglianza è vero che va in carcere ma da quello che ci hanno raccontato un po’ tutti non visitano mai le stanze detentive. Io penso che non lo facciano perché dovrebbero denunciare l’amministrazione penitenziaria, però fatto sta che da quello che so se il detenuto presenta la domanda risarcitoria in base all’articolo 35 ter dell’ordinamento penitenziario, poi alla fine gli danno questi rimedi risarcitori che consistono in un giorno di sconto di pena ogni 10 vissuti in quelle condizioni.
Qual’è la situazione dal punto di vista sanitario?
C’erano anche dei casi di Covid, che però venivano gestiti in sezione, quindi in una condizione di promiscuità molto elevata. Non è più virulento come lo era in passato, però dobbiamo tenere presente che il carcere soprattutto quando è così fatiscente e l’igiene non può essere assicurata è un moltiplicatore di virus, quindi bisogna stare molto attenti. Un altro dato sicuramente non positivo, anche se ci sono all’interno del carcere di Treviso delle lavorazioni esterne e cooperative, quindi per lavori qualificanti, facendo il totale di tutte le persone che lavorano, compresi quelle che fanno lavori di poche ore al giorno e saltuariamente sono in tutto il 23% della popolazione detenuta, quindi un numero molto basso. La scuola anche presenta dei problemi di spazio: ci facevano presente alla casa circondariale che la sala usata per le lezioni scolastiche - ma stiamo parlando solamente di scuola media, perché al massimo c’è il biennio delle superiori - sono le stesse dove dovrebbero fare la socialità, quindi c’è una mancanza di spazi per le attività trattamentali che si fa molto sentire.










