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trevisotoday.it, 28 agosto 2026

Trentadue detenuti del penitenziario di Santa Bona a Treviso hanno partecipato ai primi due cicli di “Coraggiosi, non violenti”, il percorso promosso dall’Ulss 2 per lavorare su emozioni, impulsività e relazioni. L’iniziativa andrà avanti per altri due anni. La violenza, prima di diventare un gesto, passa spesso da un’emozione che non si riesce a riconoscere, da una rabbia che sfugge al controllo, da una relazione che si spezza. È da questo punto che parte “Coraggiosi, non violenti”, il progetto avviato alla Casa Circondariale di Treviso-Santa Bona per aiutare i detenuti a comprendere ciò che accade dentro di loro e a trovare strumenti diversi per affrontare tensioni, conflitti e rapporti con gli altri.

L’iniziativa è promossa dall’Ulss 2 Marca Trevigiana insieme a Volontarinsieme ODV e sostenuta per tre annualità dalla Fondazione BCC Pordenonese ETS. Finora sono stati completati due cicli, che hanno coinvolto complessivamente 32 detenuti. Il primo, avviato dopo una fase di valutazione nel luglio 2025, aveva individuato 19 partecipanti, divisi in due gruppi da 10 e 9 persone. Tra settembre e dicembre dello stesso anno ciascun gruppo ha seguito dieci incontri di due ore. Il secondo percorso, invece, si è svolto tra gennaio e luglio di quest’anno e ha coinvolto altri 13 detenuti, sempre attraverso dieci incontri. Nella mattinata di oggi 27 agosto nel penitenziario di Santa Bona a Treviso sono stati consegnati gli attestati di partecipazione, a conclusione dell’esperienza.

A condurre il lavoro sono state le psicoterapeute Valentina Cincotto, Veronica Zaninotto e Miriam Bordignon, professioniste esperte nell’approccio del Neo-Funzionalismo. Non un corso teorico sulla violenza, dunque, ma un percorso costruito attraverso esercizi, attività esperienziali e laboratori pensati per intervenire sui meccanismi che possono alimentare comportamenti aggressivi. Al centro degli incontri sono finite emozioni e modalità di relazione. Si è lavorato sull’allentamento del controllo, per permettere ai partecipanti di esprimersi in maniera più autentica, sul contatto con se stessi e con gli altri, sulla “Forza calma”, cioè sulla possibilità di trasformare la rabbia in un’energia consapevole anziché lasciarla diventare aggressività. Spazio anche alla tenerezza, al rispetto dell’altro e alla capacità di riconoscere l’energia aggressiva senza necessariamente trasformarla in violenza.

Un altro passaggio ha riguardato le convinzioni personali sulla violenza e quegli automatismi che possono rendere apparentemente inevitabili determinate reazioni. L’obiettivo è stato metterli in discussione e costruire modalità differenti di affrontare le situazioni conflittuali. “Per l’Ulss 2 la realizzazione di “Coraggiosi, non violenti”, progetto corale per il quale ringrazio tutti i partner coinvolti, dimostra che la cura e la sicurezza della comunità possono camminare insieme”, spiega il direttore generale dell’Ulss 2 Giancarlo Bizzarri. “Non abbiamo offerto dei semplici momenti di confronto ai detenuti ma un percorso scientifico strutturato per fornire loro strumenti concreti di gestione emotiva e controllo degli impulsi”.

Secondo quanto riferito dalle professioniste e dai coordinatori, i due cicli hanno registrato una partecipazione significativa e risultati ritenuti soddisfacenti, con progressi nella capacità di riconoscere le emozioni, gestirle e affrontare in maniera più funzionale le dinamiche con gli altri. Per Bizzarri, il lavoro ha prodotto anche “il crollo dell’ansia e il riscatto dell’autostima”, elementi che assumono un peso particolare quando il percorso di detenzione deve preparare anche al ritorno nella società.

“La scienza ci dice che un uomo con una migliore autostima e una visione critica della violenza è un uomo che, una volta libero, avrà molte meno probabilità di delinquere”, aggiunge il direttore generale, indicando nella continuità dell’intervento uno degli obiettivi per il futuro. Il progetto rientra nelle attività dell’Unità operativa semplice a valenza dipartimentale di Sanità Penitenziaria dell’Ulss 2, che si occupa della salute e del benessere psicofisico delle persone detenute e da anni sviluppa interventi individuali e di gruppo dedicati anche alla prevenzione delle aggressioni e dei comportamenti autolesivi.

“Sosteniamo con profonda convinzione questo progetto triennale perché crediamo fermamente che il ruolo di un’istituzione come la nostra sia anche quello di promuovere l’inclusione, la coesione sociale e il valore del recupero della persona”, sottolinea Mauro Verona, presidente della Fondazione BCC Pordenonese ETS. “Investire sulla capacità di gestire le proprie emozioni significa non solo migliorare la qualità della vita all’interno dell’istituto penitenziario, ma anche investire sulla sicurezza e sul benessere dell’intera comunità”.

Sul valore della rete insiste anche Anna Corò, presidente di Volontarinsieme ODV. “La prevenzione della violenza passa innanzitutto dalla possibilità di riconoscere le proprie emozioni, comprendere i propri comportamenti e imparare a gestire le situazioni di conflitto in modo diverso”, afferma. Per Corò, però, il punto decisivo è la continuità: “Percorsi di questo tipo hanno bisogno di essere strutturati e non episodici, perché il cambiamento richiede tempo, accompagnamento e la possibilità di consolidare quanto appreso”.

Ed è proprio sulla continuità che si concentrerà la prossima fase. “Coraggiosi, non violenti” proseguirà infatti per altre due annualità, con nuovi gruppi di detenuti coinvolti a Santa Bona. L’idea è portare avanti un lavoro nel quale prevenzione e riabilitazione procedano insieme: ridurre le situazioni di conflitto dentro il carcere, ma anche fornire alle persone strumenti che possano tornare utili una volta terminata la detenzione. Perché la scommessa del progetto è che la sicurezza non passi soltanto dal controllo dei comportamenti, ma anche dalla capacità di cambiare ciò che li precede.