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trevisotoday.it, 10 aprile 2025

Incontri culturali in carcere, alle librerie Paoline e alla Libreria San Leonardo di Treviso, hanno fatto da speciale cornice all’edizione 2025 del progetto “Libro Sospeso” di Cittadinanzattiva, che consiste nella donazione di libri nuovi - con dedica - alle persone detenute nella casa circondariale di Santa Bona. Con l’iniziativa sul “Volontariato capace di dare forza alla solidarietà e alla speranza” martedì 08 aprile alla Libreria San Leonardo di Treviso si è chiusa l’attività a sostegno del progetto “Libro Sospeso 2025” di Cittadinanzattiva Treviso, attività grazie alla quale i cittadini possono donare volumi nuovi alle persone detenute nel carcere di Santa Bona di Treviso.

Quattro sono stati gli incontri svolti. Il primo dove è stata presentata l’Antologia di racconti autobiografici di persone detenute, volontarie, nel carcere di Santa Bona. Progetto della Regione Veneto, rientrante nel DGR n. 1124/2023, denominato “Storie Sbarrate”, ideato e coordinato da Francesca Brotto, autrice e formatrice in tecniche e attività teatrali e di autobiografie di comunità. Due invece sono stati gli incontri sulla sicurezza sanitaria e uno sul volontariato, che anche nel Giubileo 2025 risultano avere un posto importante come momento aggregativo e di supporto alla gestione operativa del progetto.

Il “Libro Sospeso 2025” è stato anche quest’anno attivato nel periodo quaresimale, e come nella sua tradizione e motivazione ha avuto come punto di riferimento la solidarietà umana, che nel nostro caso è specificatamente riferita alle persone detenute. Il dono del libro, con la dedica di chi lo regala, è da sempre stato considerato concreto gesto di solidarietà.

A proposito di questa, il filosofo Emanuel Kant scrisse: “Che la solidarietà umana non è solo un bello e nobile gesto o segno, ma è anche una risposta ad una necessità pressante”. La sociologia, e per essa i sociologi, l’hanno così interpretato e sintetizzato: “Il dono solidale è un sentimento di fratellanza e mutuo sostegno che emerge dalla consapevolezza di appartenere a una grande comunità. Si esprime in un comportamento altruistico, volto ad aiutare chi ne ha più bisogno e adoperarsi per il bene degli altri”. Sia il pensiero di Emanuele Kant che queste indicazioni sociologiche, spiegano bene che il donare un libro con dedica ad una persona detenuta, equivale a dare un segnale di appartenenza a una comunità. Per capire ancora meglio il nostro concetto, possiamo ricorrere anche a quanto scrive Papa Francesco sulle persone detenute nella “Bolla di indizione del Giubileo 2025”.

Egli scrive: “Penso ai detenuti che, privi della libertà, sperimentano ogni giorno, oltre alla durezza della reclusione, il vuoto affettivo, le restrizioni imposte e, in non pochi casi, la mancanza di rispetto”. Quest’ anno, insieme alla solidarietà che è un valore consolidato del “dono libro”, abbiamo incluso anche la “speranza”. Intesa nella forma indicata e reclamata da Papa Francesco tramite il Giubileo 2025 (Spes confundit-la speranza non delude). La stessa, sempre per volontà del Papa, è all’attenzione e disponibilità verso il vasto universo delle persone fragili (le persone malate, quelle detenute, i poveri, i giovani, gli anziani). Ovviamente, il Giubileo 2025 e anche noi includiamo i detenuti. Riguardo a loro, Papa Francesco descrive bene le sofferenze; per darne massima visibilità, richiama ad un impegno concreto tutto il mondo della Chiesa e inoltre ha dedicato loro una Porta Santa speciale situata nel Carcere di Rebibbia a Roma.

Cittadinanzattiva Treviso, fin dalla nascita del progetto, ha considerato che il libro può essere di concreto aiuto, poiché libera i pensieri, i sogni e le emozioni delle persone. Su questo Giacomo Leopardi diceva che “un buon libro è un compagno che ci fa passare momenti felici”. Lui di questo si intendeva bene, avendo nella sua libreria a Recanati 20mila volumi e di questi ne aveva letti, anche più volte, oltre 6mila. Inoltre, era un maniaco della scrittura.

Appunti, pensieri, promemoria. Un’ultima considerazione, che riguarda il volontariato in generale e anche noi. Si è riconfermato, anche in questo 2025, un ruolo importante del volontariato nella vita delle varie carceri italiane. C’è una buona presenza nell’area della sussidarietà e solidarietà in quella culturale. Qui i volontari sanno agire sulle emozioni individuali e sulle “libertà di pensiero”, senza che questo incida sulle regole di custodia di per sé rigide e, in diversi casi, in modo più realistico della volontà del re. Occorre anche dire che queste regole per ragioni di sicurezza, non agevolano nè certo aiutano la nostra disponibilità.