trevisotoday.it, 19 aprile 2025
Gennaro Martino ha perso la vita lo scorso 29 marzo a 46 anni nel carcere di Santa Bona. Caso archiviato come morte naturale ma la madre sostiene che il figlio aveva delle echimosi sul corpo. Presentata un’interrogazione parlamentare. Il carcere di Santa Bona è tornato in queste ore al centro delle cronache dopo la morte improvvisa di Gennaro Martino, 46enne in attesa di giudizio, detenuto nel carcere trevigiano per scontare un cumulo di pene. La Procura di Treviso ha archiviato il suo decesso come un caso di morte naturale (infarto). La madre di Martino non è però dello stesso avviso: la famiglia ha sporto querela segnalando delle lesioni sul corpo del 46enne e richiedendo l’autopsia, giudicando non esaustiva l’analisi iniziale. Una successiva perizia medico-legale di parte ha evidenziato elementi incompatibili con un decesso naturale, sollevando il sospetto di una possibile aggressione o asfissia meccanica.
Da certificato medico dell’infermeria del carcere Martino risulta aver riportato un occhio nero per una caduta tre giorni prima di morire. La ricognizione cadaverica esterna, disposta dalla Procura, era stata effettuata dal medico legale Alberto Furlanetto, che ha archiviato il caso come morte naturale dovuta ad arresto cardiaco. Il cadavere del 46enne è ora in obitorio a Treviso. Sarà il capo della Procura a sollecitare eventualmente un nuovo accertamento e a disporre l’autopsia.
Interrogazione parlamentare - Una possibilità che la magistratura sembra però aver già scartato. Nelle scorse ore intanto è stata presentata un’interrogazione parlamentare urgente al Ministro della Giustizia da parte della deputata trevigiana Rachele Scarpa (Partito Democratico) con la richiesta di fare chiarezza sul caso. “Dal Ministro Nordio vogliamo sapere se intenda promuovere accertamenti più approfonditi e se ritenga opportuno rafforzare i protocolli di tutela dei detenuti, soprattutto nei casi in cui vi siano precedenti legati all’uso di sostanze o episodi di violenza” scrive Rachele Scarpa in una nota ufficiale.
L’interrogazione sollecita inoltre a fare di più sulla trasparenza e sull’efficacia delle verifiche condotte in caso di decessi in ambito carcerario, chiedendo l’istituzione di un monitoraggio sistematico e la garanzia di un’informazione completa per i familiari delle persone decedute. “Ogni anno in Italia si registrano decine di morti in carcere - conclude la deputata trevigiana - sulle cui circostanze è necessaria una maggiore attenzione, per non parlare del numero di suicidi in drammatico aumento. È un fenomeno che non può essere considerato fisiologico. Lo Stato ha il dovere di garantire la sicurezza e l’incolumità delle persone private della libertà, e di assicurare che ogni morte sia indagata con rigore e trasparenza”.











