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di Giorgio Barbieri


La Tribuna, 23 novembre 2019

 

I primi cittadini chiedono pene severe, immediate e certe. Il procuratore: "Celle già sovraffollate e senza personale". "La prevenzione serve ed è utile, ma l'unico modo per mettere fine ai furti è punire i responsabili. Basta carceri con porte girevoli, i colpevoli stiano in cella da subito". A dirlo sono i sindaci, tutti, dal Pd alla Lega, testimoni dell'ennesimo raid d'autunno dei ladri in provincia. Ma a rispondere è direttamente il procuratore della Repubblica di Treviso: "Non si può, le carceri sono già oltre i limiti".

"In carcere" - "Io so che periodicamente in questo periodo arrivano gli incursori, e so che le denunce e le statistiche descrivono il fenomeno fino ad un certo punto, la realtà è che abbiamo una pattuglia per tre comuni. La battaglia è persa in partenza" dice il sindaco di Santa Lucia di Piave Riccardo Szumski, "soprattutto con questo sistema legislativo: se per mandare in carcere un ladro dobbiamo aspettare la Cassazione siamo morti.... Prendere i ladri sul fatto è impossibile, ma se il carcere è carcere, allora magari qualcuno ci pensa due volte, e se aggiungessimo magari prevenzione e più pattuglie allora qualcosa cambierebbe".

Gli fa eco Pieranna Zottarelli da Roncade, sindaco Pd che già l'anno scorso dovette assistere ad un vero e pesantissimo assedio di ladri nelle sue frazioni: "Il ladro preso in flagranza è una rarità, ma non per inefficienza della rete, che c'è ed è capillare, ma per rapidità di esecuzione dei furti e altrettanto rapida fuga. La soluzione? Pene certe, detenzione immediata. non servono a nulla le carceri con le porte girevoli. I ladri devono trovarsi nella condizione che non sia più conveniente continuare".

E aggiunge: "Pensare di difendere tutte le case, ovunque, è materialmente impossibile. Schierarsi tutti dalla stessa parte e lavorare per prevenzione e attenzione aiuta". Dal capoluogo il sindaco Mario Conte prima sottolinea come "i dati siano in netto miglioramento", poi prosegue: "Bisogna lavorare per tenere alta l'attenzione. Cercare di aiutarsi è utile, prevenire è l'unica strada; presidiare tutto il territorio è impossibile, la battaglia è squilibrata anche perché le bande si sentono tutelate per l'incertezza della pena. Servono leggi più severe. Non sono state fatte: dove c'erano i ministri Cinque Stelle siamo al disastro".

La giustizia - Le esigenze dei sindaci però si scontrano con la realtà dei fatti. "Il problema è complesso", afferma il procuratore Michele Dalla Costa, "e si è aggravato nel corso degli anni perché si sono inserite norme punitive mentre la legislazione non consente di usare questo strumento. E il problema è che non si cambiano le leggi perché le carceri sono sovraffollate, non all'altezza con le esigenze repressive né con la tutela del detenuto. Non c'è personale per la vigilanza e non ci sono momenti di vera e propria rieducazione. Il paradosso che è meglio non mandare gente in galera perché chi ci va ha un tasso di recidiva estremamente elevato".

Per il capo della Procura di Treviso i dati sono però in calo. "Ma per quanto riguarda la repressione le forze non sono sufficienti", aggiunge Dalla Costa, "capisco che ci sia del malcontento generalizzato, la i dati indicano un calo dei processi".