di Denis Barea
Corriere del Veneto, 18 giugno 2021
A processo tre accusati per la rivolta del giugno 2020. Il quarto si è ucciso in cella. Sul banco degli imputati, i tre profughi che, la scorsa estate, si sarebbero resi responsabili della sommossa all'interno dell'hub per richiedenti asilo all'ex caserma Serena di Dosson di Casier.
Ma il procedimento iniziato ieri, con lo stralcio della posizione di uno degli accusati per cui servirà una traduzione degli atti in un dialetto del Mali, sarà in realtà il processo alle condizioni di vita imposte agli stranieri dal gestore della struttura, la Nova Facility, e soprattutto al modo in cui fu gestita l'emergenza Covid. "Era come un carcere - spiegano i difensori, gli avvocati Martina Pincirolli e Barnaba Battistella - quello che è successo era ampiamente prevedibile. Vogliamo che nel corso del giudizio tutto questo emerga, il che permetterà di mettere i fatti sotto una luce completamente diversa".
I tre richiedenti asilo sono Amadou Toure, gambiano di 26 anni, Abdourahmane Signate, 31enne senegalese e Mohammed Traore, maliano di 25 anni. I primi due si trovano agli arresti domiciliari mentre il terzo resta nel carcere trevigiano di Santa Bona. Erano stati arrestati e indagati dalla Procura per saccheggio, devastazione e sequestro di persona, avendo bloccato, usando anche violenza, gli operatori della Nova Facility e il personale medico. Con loro era finito in manette anche Chaka Outtara, ivoriano di 23 anni, che si è suicidato a novembre nel carcere di Verona dove era recluso in regime di isolamento. Il ragazzo aveva sofferto molto l'allontanamento dalla Marca, tanto da chiamare ripetutamente il suo avvocato il giorno prima di togliersi la vita alla luce delle difficoltà a richiedere i domiciliari non avendo un luogo dove poter risiedere.
L'1 aprile gli atti del processo erano stati erano stati rispediti alla Procura perché fossero tradotti in francese. Ma Traore non è in grado di leggerlo: parla un dialetto molto diffuso in Mali, per cui il collegio, formato dai giudici Francesco Sartorio, Leonardo Bianco e Cristian Vettoruzzo, ha disposto il rinvio delle carte al gip per la traduzione. La posizione del 25enne è stata stralciata, mentre per gli altri due il processo è stato rinviato al 14 ottobre. La rivolta era scoppiata quando il personale medico dell'Uls 2 era all'interno dell centro per comunicare l'esito dei tamponi effettuati il giorno prima. Alla notizia di una positività e del rischio di quarantena qualcuno ha reagito con violenza: alcuni operatori di Nova Facility e personale della Uls 2 si rifugiarono in una stanza dove gli immigrati avrebbero impedito loro di uscire con violenze e minacce. Poi arrivò la decisione delle forze dell'ordine di intervenire in tenuta anti sommossa per sedare la protesta.











