sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

Corriere del Veneto, 7 agosto 2020


La denuncia della Polizia penitenziaria: "Adesso non ci sono più filtri". Dal 31 luglio è stato sospeso nelle carceri il servizio di triage che era stato istituito all'inizio. Il caso del 28enne profugo arrestato e scoperto positivo al Covid-19 dopo il suo trasferimento nel carcere di Santa Bona riaccende la preoccupazione per la sicurezza degli agenti di polizia penitenziaria.

A riportare l'attenzione sulle difficoltà delle guardie nella gestione di detenuti e visitatori, è Leo Angiulli segretario regionale del Triveneto dell'Uspp (Unione sindacati di polizia penitenziaria) che denuncia: "Dal 31 luglio è stato sospeso nel carcere di Santa di Treviso e in tutte le carceri di Veneto, Friuli e Trentino, il servizio di triage Covid-19 che era stato istituito all'inizio dell'epidemia. Nonostante lo stato di emergenza sia stato prorogato dal governo fino al 15 ottobre, quel servizio per noi fondamentale è stato chiuso".

Il servizio, spiega il sindacato, prevedeva la presenza negli istituti di pena di un operatore socio sanitario, assunto dalla Protezione Civile, per gestire le operazioni di accoglimento dei nuovi detenuti e dei visitatori, come il controllo della temperatura e l'acquisizione di informazioni sullo stato di salute. "Faceva da filtro tra l'esterno e l'interno - continua Angiulli - garantendo alla polizia penitenziaria di non dover interagire con possibili asintomatici positivi.

Ora invece tutto questo non è possibile. E per noi è un problema, soprattutto per i famigliari che vengono in visita e arrivano da ogni parte d'Italia". La polizia penitenziaria denuncia la situazione perché: "È prerogativa dello Stato attivare le procedure per garantire la tutela dei lavoratori. I nostri agenti già lavorano, con i dispositivi di protezione, con tutti i nuovi entrati che, da protocollo sono tenuti in isolamento in un reparto apposito.

E nel carcere di Treviso si sono già avuti casi di positività tra i detenuti". Per questo l'Uspp chiede con forza: "È indispensabile che il servizio sia ripristinato con personale fornito dalla Protezione Civile o dall'azienda sanitaria. Non possono essere gli agenti penitenziari a farlo, perché hanno già un alto rischio per la loro normale attività".