sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Carlotta Bazza*

trevisotoday.it, 14 agosto 2025

Danilo Rihai. Ha un nome il ragazzo che si è ammazzato nel Cpa di Treviso a soli 17 anni. Minore non accompagnato, tunisino. È andato in bagno e i jeans che indossava sono stati lo strumento per togliersi la vita. Sembra impossibile che sia riuscito ad impiccarsi in pochi atroci attimi. Era in stato di fermo per una scorribanda a Vicenza che lo aveva visto responsabile di reati, certo. Ma ad oggi, alla luce di questo tragico episodio nella città del ministro della giustizia abbiamo ancora il coraggio di non vedere? Il ministro Nordio per l’appunto dice che va tutto bene, che è tutto nella norma. Bugie. Basta.

È ora di agire concretamente e non di restare immobili come il ministro Nordio. Sappiamo che i detenuti in moltissime strutture penitenziarie d’Italia vivono come dei maiali, è stato detto, carne da macello. Hai sbagliato? Ora Paghi. Giusto sì, si deve pagare, termine duro che non dà speranza, ed è qui il nodo. La speranza la dà solo la prospettiva di riabilitazione, la rieducazione. Questo suicidio di un minorenne ci mette di fronte a due grandi temi, la prevenzione e le carenze strutturali e di sovraffollamento delle carceri. Ci costringe a guardare un film che non vorremmo vedere, per rieducare, questa volta, noi che siamo fuori. Questo film lo dobbiamo guardare senza possibilità di chiudere gli occhi, costretti così a porci qualche domanda, per esempio, e se entrasse mio figlio in carcere? Magari complice il decreto Caivano del ben scortato Nordio? Ci andrebbero ancora bene le carceri che sono fuori norma, fatiscenti, disumane? Questo suicidio è avvenuto tra prima e dopo le porte dell’inferno dell’Ipm e ci parla di un male di vivere, di un minore non accompagnato, senza genitori, senza vita, senza perché e senza speranza a cercare una vita migliore in questa Italietta, scappato dalla Tunisia dopo chissà quali orrori.

Un ragazzo che si poteva recuperare, che andava aiutato prima. Invece queste persone vengono trattate come bestie appena arrivano in Italia, poi però tutti a commuoverci al cinema puliti e comodi di fronte al film di Matteo Garrone, “Io capitano”. Ma è arrivato il momento di agire, assumendosi la responsabilità e creando la consapevolezza che il carcere della città è comunità, è roba nostra, siamo noi. E poi c’è la politica: ora basta chiacchiere, Nordio si assuma le responsabilità di quello che sta succedendo e faccia qualcosa per affrontare il problema, investa le risorse che servono. Chiederò con più forza che il consiglio comunale vada in visita al carcere di Treviso per sentire anche solo l’odore delle celle, per guardare negli occhi una realtà che non può più aspettare. Non possiamo più tacere, siamo tutti responsabili, Nordio per primo.

*Consigliera comunale del Partito Democratico