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di Serena De Salvador

 

Il Gazzettino, 15 aprile 2021

 

"Abbiamo paura per la salute, nostra e dei detenuti, ma anche per il clima sempre più teso. L'universo carcerario ha bisogno dei vaccini, eppure Treviso sembra essere stata dimenticata da tutti". Tra gli effetti dei ritardi della campagna vaccinale nella Marca vi è anche la crescente preoccupazione all'interno del carcere.

Fra la Casa circondariale e l'istituto minorile sono circa 350 le persone che attendono ancora la prima dose: 160 tra agenti della Polizia penitenziaria e personale e almeno 200 detenuti. Il tutto a fronte di una situazione critica dal punto di vista dell'affollamento e della qualità delle strutture nota da decenni, che il Covid rischia di rendere esplosiva. Un solo caso di positività potrebbe far deflagrare un focolaio e l'attesa frustrata rischia di alimentare possibili rivolte.

Per questo la segreteria locale di Sinappe (Sindacato nazionale autonomo di polizia penitenziaria), di concerto con la direzione della casa circondariale e quella del minorile, ha deciso di rivolgere un appello alla Prefettura e alla Usi. "In altri penitenziari le vaccinazioni sono cominciate. La maggior parte delle forze di polizia ha già avuto anche la seconda dose - spiega Roberto Greco. Noi invece aspettiamo ancora un incontro per capire come procedere. Internamente ci siamo organizzati in modo che, se anche ci fossero degli effetti collaterali, il servizio venga sempre garantito. Ma fino a quando non ci metteranno in lista è tutto inutile.

Anche i solleciti da parte delle direzioni - che collaborano al massimo in questa fase- sono stati finora inutili. I detenuti sono soggetti fragili, tanti sono malati, le strutture sono vetuste e nonostante gli sforzi la promiscuità è inevitabile. Hanno paura che noi poliziotti possiamo portare all'interno il virus, il clima è sempre più pesante. Sono inoltre privati dei colloqui con i parenti, altro elemento che aumenta il malcontento. Rischiamo disordini e rivolte come quelli visti Io scorso anno in tante altre carceri. Potrebbe svilupparsi un focolaio pericolosissimo. Il problema è sia di gestione che sanitario. Per questo stiamo lavorando insieme per trovare una soluzione al più presto. Il via libera però deve venire dalle autorità, ma al momento non vediamo la luce in fondo al tunnel".