di Nicola Rotari e Francesco Brun
Corriere del Veneto, 12 agosto 2025
L’hanno trovato impiccato, nella notte tra domenica e lunedì, per costruire il cappio aveva utilizzato i suoi stessi jeans: una scena terribile quella che si sono trovati di fronte gli agenti della polizia penitenziaria del carcere minorile di Treviso. Da quel momento, è stata una corsa contro il tempo per salvargli la vita. Lui è un 17enne di origini tunisine, minore non accompagnato, trasferito a Treviso solo due giorni fa dalla questura di Vicenza: ha tentato di togliersi la vita in cella. Era circa mezzanotte quando è stato notato dagli agenti e le sue condizioni erano già disperate: immediatamente lo hanno liberato e hanno lanciato l’allarme.
Nel frattempo è stato allertato il medico della vicina casa circondariale, che in pochi minuti ha raggiunto il reparto e ha iniziato le manovre di rianimazione, continuate poi con l’arrivo del personale del Suem 118. Stabilizzato sul posto, il 17enne è stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso del Ca’ Foncello, dove è ora ricoverato in terapia intensiva. Le sue condizioni sono molto gravi: ha ancora battito cardiaco e respiro autonomo, ma la prognosi resta riservata e difficilmente verrà sciolta nelle prossime ore. Il giovane infatti è rimasto senza ossigeno per diversi lunghi minuti. “Il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità - si legge in una nota ufficiale della casa circondariale - evidenzia la prontezza e la professionalità dell’intervento della polizia penitenziaria. Due agenti hanno attuato le prime manovre rianimatorie, garantendo l’estrema tempestività dei soccorsi. È stato fatto tutto il possibile per salvargli la vita. L’amministrazione esprime la propria vicinanza al ragazzo e rimane in contatto con il presidio sanitario per seguire l’evolversi della situazione”. L’episodio ha lasciato il segno nella comunità penitenziaria trevigiana, già provata negli ultimi anni da eventi gravi: due mesi fa un incendio aveva causato l’intossicazione di un detenuto e di due agenti, mentre nell’aprile 2022 la rivolta scoppiata tra le mura dell’istituto aveva portato alla sua temporanea chiusura, con il trasferimento di tutti i giovani in altre carceri italiane.
Il 17enne era arrivato al carcere minorile di Treviso sabato sera, poche ore dopo una giornata di scorribande che aveva tenuto in scacco il centro di Vicenza. Secondo le denunce presentate in questura, intorno all’ora di pranzo avrebbe tentato di strappare la collanina a un anziano a ponte San Michele, facendolo cadere a terra e ferendolo. Pochi minuti dopo, un episodio simile in viale Margherita, ancora contro un anziano, e quindi in via X Giugno, all’esterno della pizzeria del consigliere comunale Nicolò Naclerio. Qui avrebbe tentato di sfilare l’orologio a un cliente, impugnando un coltello con l’altra mano.
Respinto dai presenti, il giovane avrebbe aggredito altre persone, una delle quali in piazza dei Signori, prima di tuffarsi nel Retrone per sfuggire alla polizia. Uscito dall’acqua, si sarebbe arrampicato fino al secondo piano di un palazzo di contra’ Santi Apostoli, forzando l’ingresso di un appartamento e barricandosi all’interno. Lì avrebbe messo a soqquadro le stanze, lanciato vetri e oggetti dalla finestra e spruzzato un estintore addosso ai presenti e agli agenti.
Gli agenti della questura, la polizia locale, i vigili del fuoco e i sanitari del Suem hanno dovuto intavolare trattative per due ore fino a quando il 17enne è stato bloccato con un taser e portato via in manette. E accompagnato a Treviso. E qui, dopo quella sequenza di atti violenti, un gesto disperato dietro le sbarre. Ora, in attesa che i medici sciolgano la prognosi, resta sospeso anche il destino giudiziario del giovane, arrivato in Italia senza genitori e già con alle spalle una vita ai margini.











