di Elena Dal Forno
Corriere del Veneto, 28 settembre 2024
Il carcere di Treviso registra un sovraffollamento del 166% con celle che hanno undici brande. Duecento trentotto persone dentro un carcere che ne può ospitare al massimo centosessanta. Undici ammassati in una cella, con letti a castello che toccano il soffitto, strutture fatiscenti che non vengono sistemate dagli anni Novanta, degrado diffuso e ore insufficienti di servizi psicologici. È un’istantanea impietosa quella che viene restituita dalla visita di ieri della casa circondariale di Santa Bona, organizzata dall’associazione Nessuno Tocchi Caino cui hanno preso parte anche le consigliere comunali del Pd Antonella Tocchetto e Carlotta Bazza. Un sovraffollamento del 166% che non è nemmeno il peggiore in Italia (che è quello di Brescia, con oltre il 200%), ma che testimonia che la situazione, tragica, deve essere affrontata.
Tocca proprio ad un indignato Arturo Lorenzoni, consigliere regionale del gruppo misto, chiedersi come si possa vivere in questo modo. “Ci si rende conto solo entrando in queste strutture quali siano le reali condizioni tra sovraffollamento e degrado, come si possa vivere in 11 in 15 metri quadri e un bagno non lo so sottolinea -. Privare della libertà le persone non deve tradursi in una perdita di dignità. Qui le patologie psichiatriche continuano anche ad aumentare, il direttore ci ha confermato che la quasi totalità dei detenuti fa uso di psicofarmaci”. Lo scorso anno ci fu anche un suicidio di un detenuto che apparentemente non aveva dato nessun segno di fragilità. “Questo dimostra come sia difficile intercettare il disagio - spiega Samuele Vianello, segretario di Radicali Venezia - Mancano medici, mancano fondi, ormai manca tutto. Il carcere non solo non riabilita, ma fa anche peggiorare le condizioni psicofisiche delle persone. A Treviso possiamo parlare di situazione miracolata, perché in queste condizioni assolutamente critiche è un miracolo che non succedano problemi. E questo per merito di tutti coloro che ci lavorano”.
Le difficoltà non toccano infatti solo i detenuti, ma anche gli operatori interni alla struttura, dagli agenti di polizia penitenziaria al personale regolare. Sono tutti sottoposti a turni massacranti e a un degrado costante, frutto sia del sovraffollamento che delle strutture fatiscenti. Su questo punto Sergio D’Elia, il segretario di Nessuno Tocchi Caino è molto netto. “Se lo Stato non vuole occuparsi dei detenuti almeno si prenda cura dei suoi servitori - dice -. Sono costretti ad un lavoro umiliante, massacrante, degradante, in contatto costante col degrado. Qui la privazione è non solo della libertà, ma di tutto, anche per i lavoratori. E sono convinto che migliorando la condizione dei lavoratori, migliorerebbe anche quella dei detenuti”.
Soluzioni possibili all’orizzonte? La ricetta di Nessuno Tocchi Caino è innanzitutto un miglioramento della situazione sanitaria poi la ricerca di spazi per le custodie attenuate per le misure alternative, per esempio per i tossicodipendenti. “Il decreto Caivano e il nuovo Ddl sicurezza - conclude Vianello - non rappresentano la soluzione al problema ma un peggioramento della situazione”.









