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di Alessandro Torre

 

La Tribuna di Treviso, 29 marzo 2015

 

Esperienza speciale per i ragazzi dell'Union Cadoneghe Ruzza: "Con il gioco insegniamo il rispetto delle regole". Gli Istituti di pena sono aree di reclusione piene di contraddizioni e problemi. Certamente uno di quei posti dove si pensa non si possa raccontare l'esito di una storia positiva. Invece si parte proprio da qui, con l'esperienza di due società calcistiche venete che hanno fatto proprio un progetto del presidente regionale della Figc Giuseppe Ruzza, quando era presidente del settore giovanile e scolastico.

Union Cadoneghe 1957 e Altobello Aleardi Barche (Mestre) in questi primi mesi hanno aderito al programma "Un pallone di speranza", nato nel dicembre del 2009 dalla preziosa collaborazione della Figc con la direttrice Maria Catalano dell' Istituto per Minori di Santa Bona di Treviso. Le squadre Allievi delle due società, hanno giocato contro una formazione di ragazzi detenuti nel carcere minorile. Esperienza bellissima a detta di tutti i partecipanti, al di là del risultato sportivo. "L'idea è nata dalla cultura che uno ha, dalla consapevolezza che lo sport non finisce in un campo di gioco, ha tanti risvolti, non solo vittoria, pareggio e sconfitta", sottolinea il presidente Ruzza.

"Così adesso siamo consapevoli che quello che abbiamo portato all'interno delle mura del carcere, oltre alle esperienze positive che i ragazzi hanno nell'allenarsi e nel confrontarsi con i pari età, è la consapevolezza che se vogliono tornare a vivere normalmente devono rispettare delle regole, quelle stesse regole che il calcio insegna.

Proprio quel tanto vituperato calcio, che è l'unico che crede ancora nelle buone pratiche. L'unica disciplina che ancora resiste a proprie spese, come per questo progetto solo a carico del Comitato Regionale, rispetto a tutti gli altri sport che in queste attività non hanno più creduto. E di questo noi siamo orgogliosi. Sotto l'aspetto della solidarietà non siamo secondi a nessuno".

E sembrano aver recepito bene le società venete questo messaggio, con l'Union Cadoneghe che qualche settimana fa ha varcato le porte dell'Istituto. "È stata un'opera buona, anche per i nostri giovani, venti ragazzi, nessuno escluso.

Erano d'accordo anche i genitori senza la cui autorizzazione non ci sarebbe stato nulla", racconta Gianfranco Boscolo, presidente del Cadoneghe. "Esperienza forte a livello emotivo. Organizzata benissimo, con arbitri federali e un indimenticabile terzo tempo. Forse abbiamo regalato loro qualche ora di normalità.

Sono cose che si possono raccontare, che rimangono. Tornei ne facciamo, partite tantissime, ma esperienze del genere sono forse troppo poche". Esperienze che ancora sopravvivono anche per la volontà e la passione che ci mette il veneziano Stefano Trevisanello, ex giocatore e delegato regionale Figc, successore ideale di Ruzza alla guida del progetto e allenatore della squadre del Santa Bona. "Ci vuole costanza. Dopo che hai iniziato un progetto non puoi mollare. Loro credono in te". Per poi concludere con il sorriso. "Credo di essere l'unico allenatore in Italia che sia contento quando non ha la rosa al completo. Vuol dire che magari il mio titolare ha finito di scontare la sua pena.