di Alice D’Este
Corriere del Veneto, 4 luglio 2025
“L’Istituto penale per minorenni di Treviso? Parlare di condizioni estreme è poco. Sovraffollamento a parte, si tratta di una struttura vecchissima, sporca, fatiscente. Tanto per dare un’idea: i ragazzi sono costretti a farsi la doccia con i piedi appoggiati su una grata posizionata sopra al bagno alla turca”. Giovanni Costa è un magistrato veneziano di 32 anni. Ed è uno dei 23 magistrati ordinari in tirocinio (Mot) entrati il 24 aprile scorso negli istituti penitenziari di Venezia e Padova, e nell’Ipm carcere minorile di Treviso. Colpiti dalle condizioni estreme dell’istituto trevigiano, hanno deciso di fare colletta per una donazione.
Che istituti avete visitato?
“Ne abbiamo visti diversi e siamo rimasti estremamente stupiti in negativo. Siamo andati al maschile di Venezia e di Padova, al femminile di Venezia e all’IPM di Treviso, appunto. Anche negli altri istituti naturalmente ci sono delle criticità, ma da nessuna parte si arriva alle condizioni da brivido che abbiamo visto a Treviso. Se ne parla ma in realtà non si conoscono veramente le condizioni di queste strutture. Che sono davvero estreme e naturalmente impattano molto sulle persone che ci vivono, tanto più in un’età delicata come quella degli adolescenti in cui dovrebbe avere valore ancora maggiore il percorso rieducativo”.
Cosa avete visto nell’IPM?
“Sovraffollamento estremo. Stanze con materassi a terra perché le persone non ci stavano nei letti, totale assenza di spazi per lo sport. C’è un accesso settimanale ai campi della struttura ordinaria di Treviso, non ci sono altre strutture, non hanno uno sfogo di quel tipo. C’è un cortile, certo, ma è piccolo e non attrezzato e c’è una stanza chiusa con un paio di tavoli da ping pong. Anche le stanze per lo studio sono piccolissime. A queste condizioni viene messo a rischio anche il percorso rieducativo. I ragazzi dormono in tuguri. Hanno tante persone in più, stanze potenzialmente da due raddoppiano la capienza a seconda delle esigenze del momento (l’IPM di Treviso è il più sovraffollato d’Italia, con presenze arrivate anche a 29 ragazzi in celle pensate per 12 posti, ndr)”.
I detenuti vi hanno parlato?
“Hanno espresso insofferenza estrema, con modalità da ragazzini. Gli siamo sembrati più giovani dei giudici che incontrano normalmente e quindi si sono aperti di più, ma la sofferenza è evidente”.
Al punto che voi magistrati in visita avete deciso di fare una colletta...
“Sì, abbiamo fatto una donazione al parroco della struttura lasciando che utilizzasse i fondi come più riteneva opportuno. E lo abbiamo fatto in totale riservatezza. Ci è sembrato giusto”.
C’è qualcosa che funziona bene nell’istituto minorile?
“Quello che c’è di positivo sono sicuramente i tanti operatori e le risorse umane che lavorano lì con coscienza e competenza. Ma problemi strutturali così importanti rendono vano anche il percorso rieducativo. La società non ha consapevolezza vera di queste condizioni critiche. Io stesso avevo visto molti penitenziari prima ma condizioni così critiche non mi erano mai capitate”.
Una recente proposta di legge intende obbligare i futuri magistrati a 15 giorni e 15 notti in carcere, in modo che sperimentino le condizioni che si troveranno poi a infliggere con arresti e sentenze...
“Non esageriamo. Non sto dicendo che sia opportuno quello. Le visite che si fanno oggi nei periodi di tirocinio però sono sicuramente utili, per me lo sono state. A dicembre comincerò il mio percorso con una consapevolezza in più”.











