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di Mattia Bufi

Il Mattino, 31 gennaio 2026

Nelle carceri italiane ci sono 63.500 detenuti dei quali sono chiamati ad occuparsi poco più di 200 magistrati di sorveglianza. Un rapporto di 1 a 300 che da solo dà la dimensione di quanto sia difficile, per quegli uffici giudiziari chiamati ad occuparsi della vita e del reinserimento dei reclusi, riuscire a portare avanti il proprio compito. Di queste criticità si è discusso ieri mattina nella sala Giancarlo Siani del Consiglio regionale della Campania, dove il garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello ha riunito magistrati di sorveglianza, direttori di carceri, avvocati, garanti, associazioni che operano all’interno degli istituti penitenziari.

Dei 63.500 detenuti totali, ben 47.857 hanno già una condanna definitiva e tra questi 16.690 una pena inferiore ai due anni. In Campania su 7.826 detenuti totali, 5.807 scontano una condanna definitiva e in 1.820 hanno una pena inferiore ai due anni. “La vera soluzione al sovraffollamento può arrivare soltanto dall’applicazione di misure alternative alla detenzione”, dice Ciambriello. E pone interrogativi: “I detenuti con pene definitive inferiori a due anni sono tutti socialmente pericolosi? Oppure potrebbero accedere alle misure alternative previste dalla legge?”. E ancora: “Quante richieste di misure alternative sono state presentate e quante sono ferme? E i magistrati di sorveglianza operano in condizioni sostenibili?”.

L’appello - A questi interrogativi ha risposto Fabio Gianfilippi, magistrato di sorveglianza a Spoleto: “Non dobbiamo mai dimenticare che il carcere funziona se produce risocializzazione. Le difficoltà ci sono ma se si lavora tutti insieme si possono ottenere risultati importanti”. Per Gianfranco Marcello, direttore della casa circondariale di Secondigliano: “Sarà fondamentale aumentare l’organico dei magistrati di sorveglianza per dar loro più opportunità di stare in contatto tanto con i detenuti quanto con gli operatori che lavorano in carcere”. Della funzione del garante ha parlato invece don Tonino Palmese, che riveste questo ruolo per i reclusi della città di Napoli: “La figura del giudice di sorveglianza è fondamentale perché si occupa della vita dei detenuti. Sappiamo quante insidie rendano questo compito difficile e noi garanti possiamo contribuire ad accendere un faro sul mondo della detenzione”.