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rainews.it, 14 aprile 2026

Il garante dei Diritti della Persona ricorda che il Coroneo fu costruito nel 1911, ben prima della Costituzione. Mentre procedono secondo cronogramma i lavori di realizzazione del nuovo carcere di San Vito al Tagliamento, una struttura attesa da oltre 30 anni, e che dovrebbe essere pronta nei primi mesi del 2027, a Trieste Enrico Sbriglia - Garante dei Diritti della persona, in passato a lungo direttore del carcere di Trieste - con una nota stampa “auspica la necessità di realizzare un nuovo istituto penitenziario a Trieste, capace di offrire i servizi pubblici previsti dalle leggi penitenziarie”. La proposta che - sentendo la Regione - non è stata ancora mai materia di interlocuzione formale, diventerà più concreta il 25 maggio quando in Consiglio regionale si terrà un convegno al quale parteciperanno gli ordini degli Avvocati, degli Ingegneri e degli Architetti. Invitato anche il presidente dell’Ance, l’associazione nazionale costruttori edili. 

“Questa proposta che coraggiosamente il Garante porta avanti - ha commentato il presidente dell’ordine degli Avvocati, Alessandro Cuccagna - trova il nostro sostegno. L’attuale struttura è totalmente inadeguata, lo denunciamo da tempo. inoltre le statistiche lo dicono, il numero di detenuti è destinato a crescere negli anni”. “Da tempo - ci spiega Sbriglia - sto insistendo sulla necessità di costruire una nuova struttura detentiva a Trieste, che non sia mortificante per chi ci lavora e per chi è costretto a viverci in cattività. Il carcere del Coroneo - costantemente sovraffollato - è stato costruito nel 1911, ben prima della costituzione e di tutte le leggi di tutela della dignità umana venute in seguito”. 

Rispetto alle risorse necessarie per la realizzazione di quest’opera, Sbriglia ha fatto intendere che oltre a risorse regionali, potrebbero essere intercettati finanziamenti nazionali ed europei. Ipotizzando anche un eventuale possibilità di far ricorso al project-financing, una partnership tra pubblico e privato. L’occasione di questa riflessione è stata la visita durante le funzioni religiose pasquali ai detenuti della sezione femminile e maschile del carcere. “Il clima - ha detto Sbriglia - era intenso e sereno insieme, nonostante il carcere sia pieno fino all’inverosimile, con stanze da 4 persone che ospitano fino a 11 detenuti”. “Il merito - ha concluso - va all’approccio umano che tutto il personale sa trasmettere alle persone ristrette”.