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di Giovanna A. de’ Manzano

Il Piccolo, 12 aprile 2026

In occasione dell’anniversario della costituzione del Corpo della Polizia Penitenziaria il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha colto l’occasione per sottolineare “il senso del dovere, la consapevolezza del delicato ruolo affidato e la lealtà nei confronti delle istituzioni” che caratterizzano l’opera della Polizia Penitenziaria, il cui compito è tutelare i diritti e la dignità delle persone detenute in un’ottica di funzione rieducativa della pena.

Trattasi di un compito particolarmente complesso, reso ancora più gravoso dalle difficili condizioni in cui versano gli istituti carcerari e dalle tensioni che ne derivano, tensioni che, se non intercettate per tempo, sfociano in vere e proprie rivolte, come è successo due anni fa nella Casa Circondariale di Trieste.

Il quadro disegnato dal presidente della Repubblica rappresenta perfettamente la realtà che viene vissuta anche nella Casa Circondariale di Trieste: da una parte grandi responsabilità, dall’altra condizioni di lavoro estremamente difficili anche a causa delle condizioni di sovraffollamento (150 posti regolamentari, ridotti sulla carta a 125 causa lavori di ristrutturazione, ma le presenze ad oggi sono attestate in 240 persone detenute!) sia per le condizioni strutturali dell’Istituto e per la carenza di personale (l’organico della polizia penitenziaria operante nella Casa Circondariale dovrebbe essere di 149 unità, ma le presenze effettive in istituto sono di 115 unità).

Spiega l’avvocato Elisabetta Burla, garante comunale dei diritti dei detenuti: “L’elevato numero di detenuti e la grave carenza di personale impedisce un’adeguata presa in carico e il monitoraggio dei nuovi giunti. Complicato, se non impossibile, destinare spazi per l’isolamento giudiziario - disciplinare - sanitario (di recente è stato registrato almeno un caso di tubercolosi). Spazi ridotti e assenza di personale rendono complicato assolvere al mandato costituzionale; difficile organizzare e realizzare i corsi”.

A ciò si aggiungano i piantonamenti in ospedale o in case di cura: ogni piantonamento in ospedale prevede l’impiego di 8 persone che si alternano nei turni sulle 24 ore: sono risorse sottratte alla necessaria presenza in Istituto. Sono poi necessari gli accompagnamenti delle persone detenute in ospedale per le visite mediche prescritte (due poliziotti penitenziari per detenuto) e l’accompagnamento alle udienze.

Con una tale carenza di organico, che costringe la Polizia Penitenziaria a straordinari su straordinari, con un burn out assicurato, in luoghi saturi di un sovraffollamento che è di per sè condizione degradante, inutile dire che la pena cosi proposta non solo non ha nulla di rieducativo per i detenuti, ma diventa una pena anche per chi lì dentro lavora.