di Luigi Putignano
Il Piccolo, 24 settembre 2019
Il coordinatore dei Garanti territoriali delle persone recluse analizzerà domani in città i numeri. "In Fvg ci sono 674 carcerati, di cui 22 donne, rispetto a una capienza di 479 posti, al Coroneo di Trieste sono ben 195. Sono troppi e molti di loro sono lì per reati di droga, un numero non accettabile in un Paese come l'Italia": numeri che Franco Corleone, coordinatore dei Garanti territoriali per i diritti dei detenuti, scandisce per bene quando analizza la situazione dei reclusi per reati di droga, anche per lanciare il messaggio che l'Italia è così da nord a sud, in maniera trasversale.
Domani pomeriggio a Trieste, al Caffè San Marco, sarà presentato il decimo libro bianco sulle droghe, un rapporto indipendente sui danni collaterali del Testo unico sulle droghe. Il volume illustra i dati relativi agli effetti della cosiddetta "guerra alle droghe", una guerra trentennale che non ha sortito gli effetti sperati da chi l'ha dichiarata.
Relazioneranno sui contenuti del testo oltre al curatore, Franco Corleone, la Garante dei detenuti di Trieste, Elisabetta Burla, Alessandro Metz di Legacoopsociali e il provveditore Enrico Sbriglia. Una guerra che, come sottolinea il curatore, "è stata scalzata dai cambiamenti che sono avvenuti a livello planetario, con Paesi come l'Uruguay, il Canada e alcuni stati degli Usa che, nel frattempo, hanno legalizzato, con delle variabili, l'uso della cannabis".
Trent'anni che, come ricorda Corleone, "ebbero inizio da un viaggio di Bettino Craxi negli Stati Uniti, dopo il quale alzò il vessillo della tolleranza zero contro la droga, che sfociò nel Dpr 309/90 Iervolino-Vassalli" e che portò "alla criminalizzazione di massa e all'incarcerazione di migliaia di persone per un reato senza vittima". "Frutto di quella legge - sottolinea Corleone - fu l'esplosione delle presenze in carcere di tossicodipendenti per violazione dell'articolo 73 della legge antidroga, che descrive il reato di detenzione o piccolo spaccio", quando si passò rapidamente "da un numero di 35 mila detenuti agli oltre 60 mila degli ultimi anni".
Nel 2006 si arriva alla cosiddetta legge Fini-Giovanardi, che equiparava tutte le sostanze, leggere e pesanti, prevedendo la stessa pena, da sei a venti anni di carcere. "Una legge - spiega il coordinatore - che poneva l'Italia fuori dal contesto europeo e in stretta alleanza con i Paesi più reazionari e illiberali".
Si dovette aspettare la decisione della Corte costituzionale che nel 2014 ne smantellò gli aspetti più duri. Resta il problema del sovraffollamento: dal libro bianco si evince che le presenze in carcere aumentano di circa duemila unità, e che sono 1.300 in più, in un solo anno, le persone detenute per violazione della legge sulla droga, ossia il 35,21% del totale.
Sempre secondo il libro bianco, per il semplice consumo di sostanze illegali, nel 2018 sono state quasi 40 mila le persone segnalate ai prefetti, tra le quali l'80% per consumo di cannabinoidi. "Per avere un'idea della dimensione di questo fenomeno - conclude Corleone -, dal 1990 al 2018 le segnalazioni ai prefetti sono state un milione e 267 mila, in gran parte si tratta di giovani o giovanissimi".










