La Repubblica, 23 giugno 2019
"Il cinema è uno strumento di cittadinanza che serve anche ad ampliare i propri desideri di conoscenza. I detenuti sono cittadini quanto noi, stanno scontando una pena ma hanno gli stessi nostri diritti, gli stessi che aveva Stefano Cucchi. Magari ci fosse anche lui, tra loro".
Alessio Cremonini, regista del pluripremiato Sulla mia pelle, cronaca degli ultimi giorni del geometra romano morto nel 2009, entrerà in un carcere per raccontare come si fa cinema. Il 5 luglio terrà una masterclass presso la Casa circondariale di Trieste nell'ambito dello Shorts International Film Festival. Ad ascoltarlo, un gruppo di detenuti che sta seguendo un corso professionale e che a fine festival premierà il miglior cortometraggio, anche Cremonini è in giuria.
Per lui è la prima volta in un carcere, "andrò per ascoltare, il tema della masterclass sarà il rapporto fra cinema e comparto della giustizia, credo che ciò che queste persone hanno da dire sia più importante di quanto possa dire io".
Un confronto impegnativo per l'autore che ha raccontato una vicenda, come quella di Cucchi, fatta anche di carceri "ma con la differenza che gli uomini che incontrerò hanno subìto un processo mentre Stefano è morto prima. La giustizia ha fallito due volte: perché non abbiamo giudicato un uomo che aveva commesso un reato, e perché se era davvero colpevole avremmo potuto recuperarlo, come dice la Costituzione si va in carcere per essere riabilitati alla società".
Cremonini sarà alla proiezione di Sulla mia pelle il 4 luglio alle 20 al teatro Miela di Trieste, il lungo viaggio di un film partito un anno fa dalla Mostra del Cinema di Venezia, che ha contribuito alla ricerca di nuove verità sulla morte di Cucchi. "Come diceva Rossellini - conclude il regista - non mi interessa il cinema in sé, mi interessa il cinema utile. Un film dev'essere strumento di riflessione sulla realtà che viviamo. Peccato che in Italia questa funzione gli venga attribuita così poco".










