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di Stefano Mattia Pribetti

triesteprima.it, 19 novembre 2024

Allarmanti i dati riferiti dalla garante dei detenuti di Trieste, l’avvocato Elisabetta Burla, convocata in consiglio comunale dai consiglieri di opposizione, che hanno rivolto all’amministrazione comunale un appello per favorire percorsi di reinserimento degli ex detenuti nella società. La popolazione carceraria al Coroneo è cresciuta di oltre il 25 per cento in due anni, e non accenna a diminuire nonostante un sovraffollamento superiore al 70 per cento. Questo e altri allarmanti dati sono stati riferiti dalla garante dei detenuti di Trieste, l’avvocato Elisabetta Burla, convocata in consiglio comunale dai consiglieri di opposizione, che hanno rivolto all’amministrazione comunale un appello per favorire percorsi di reinserimento degli ex detenuti nella società. La garante ha illustrato la relazione che si riferisce al periodo dal luglio del 2023 al luglio del 2024. Dopo la rivolta dello scorso luglio, a quanto appreso, i numeri non hanno accennato a calare significativamente, senza mai scendere al di sotto dei 250 detenuti. La prossima settimana è stato programmato un sopralluogo del Comune nella struttura carceraria.

Dati allarmanti - Nel momento in cui è stata stilata la relazione, nella casa circondariale di via Coroneo erano presenti “259 persone detenute di cui 25 nella sezione femminile. L’anno precedente erano 205, quello ancora precedente 178. Una progressione inaccettabile”. In pratica, oltre il 25 per cento in più in soli due anni. La situazione è preoccupante anche a livello nazionale, in cui dal luglio del 2023 fino a oggi, 81 detenuti e sette agenti di polizia penitenziaria si sono tolti la vita (nessuno di questi a Trieste). Per quanto riguarda la situazione triestina, Burla ha parlato del problema del caldo torrido in estate con “33 gradi la mattina alle otto, in stanze da sei o sette persone” e la “mancanza di relazioni significative con i parenti”.

Criticità abitative - Carente inoltre, secondo il garante, l’attivazione di progetti educativi all’interno del carcere e di percorsi professionali successivamente alla detenzione per mancanza di fondi pubblici. Tuttavia il reinserimento nella società non riguarda soltanto la questione lavorativa ma anche la situazione abitativa, poiché alcuni detenuti, non solo stranieri ma anche italiani, non possono scontare le misure alternative ai domiciliari perché sprovvisti di un’abitazione. “Durante la detenzione - spiega poi il garante - le persone possono perdere la casa che avevano e l’immobile, ad esempio se si tratta di casa Ater, viene rilasciato se non viene pagato l’affitto. Se invece si tratta di abitazione privata, chi sconta la pena in carcere deve pagare l’Imu perché quella diventa la sua seconda casa”.

Problemi, soprattutto burocratici, si presentano anche nel caso di pene alternative al carcere, in particolare il braccialetto elettronico come misura cautelare meno afflittiva: “In un caso - riporta Burla - a dicembre c’è stata la convalida della misura, ma il braccialetto elettronico non c’era fino a marzo, la persona per tre mesi è stata in carcere contribuendo ad aumentare il numero delle presenze e il sovraffollamento della struttura”.

L’avvocato Burla ha poi richiamato l’attenzione sul tema della detenzione delle madri con figli al seguito. “Ci sono studi sul fatto che la limitazione della libertà renderà complicata la crescita e la formazione di quel bambino, anche di alcune sue parti del cervello”, e in particolare questa situazione potrebbe “portare il bambino a rimanere in carico alla società per tutta la vita”. Per quanto riguarda le strutture speciali per le detenute madri con i figli fino ai sei anni, “in Friuli Venezia Giulia non ce ne sono, ce ne sono quattro in tutta Italia”. Il garante ha poi affrontato il problema della carenza di organici nella polizia penitenziaria, ma anche nella magistratura di sorveglianza, con due magistrati su tre avviati al pensionamento e mai sostituiti. Fattore, questo, che rallenta le procedure per assegnare ai detenuti pene alternative.

La consigliera Kakovic (Adesso Trieste), prima firmataria della mozione per la convocazione del garante (sottoscritta poi dall’opposizione tutta), ha lanciato un appello alla Giunta per un possibile ruolo del Comune nell’avviare percorsi di reinserimento dei detenuti nella società con lavori di pubblica utilità e ha lamentato “chiacchericcio e maleducazione da diversi membri della maggioranza” e una “continua mancata regia politica della maggioranza, che si rifiuta di gestire una situazione che ha ben oltrepassato il limite come dimostrato dalla rivolta di luglio.”

Durante la discussione, con svariati interventi da parte di opposizione e maggioranza (tutti a sostegno della funzione riabilitativa del carcere), è intervenuto l’assessore al sociale Massimo Tognolli con dati relativi alla presa in carico di persone detenute da parte dei servizi sociali. “Sono circa 140, (tra detenuti, ex detenuti, persone ai domiciliari e minori con procedimenti penali) - ha dichiarato l’assessore - le persone che sono seguite in carico ai servizi sociali per interventi riguardanti supporto economico, accompagnamento nella ricerca e gestione della casa e del lavoro.