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di Nicolò Giraldi

triesteprima.it, 18 luglio 2024

Cosa è successo dentro al carcere del Coroneo in occasione della rivolta e nei giorni successivi? Per la persona detenuta che ha raccontato i fatti è stato garantito l’anonimato. La comunicazione è avvenuta tramite un telefono cellulare. “Siamo divorati dalle cimici, dalle formiche, dagli scarafaggi. Per poter chiamare a casa di norma ci vuole un mese e mezzo. Spesso la gente viene messa in isolamento per motivazioni sanitarie, ma non è come dicono i giornali. Tutto questo (la rivolta ndr) non è stato fatto solo per il caldo e il sovraffollamento, ma perché anche noi siamo esseri umani e abbiamo comunque i nostri diritti. La situazione è degenerata, non si voleva arrivare a tanto, l’obiettivo era di poter parlare con qualcuno che può far arrivare la nostra voce oltre queste mura, ma diciamo che non c’era motivazione per arrivare a distruggere l’infermeria, non c’entrava niente”. Il racconto esclusivo che TriestePrima è in grado di pubblicare è affidato ad una persona detenuta nel carcere del Coroneo a Trieste. Il mezzo attraverso il quale la persona rinchiusa alla Ernesto Mari (persona che manterremo anonima) descrive i fatti dello scorso 11 luglio è un telefono cellulare.

“La polizia è molto arrabbiata, i colloqui con le famiglie bloccati” - “Non è soltanto la mia situazione - racconta -, bensì quella di molta gente come me all’interno delle carcere italiane. Dovremmo essere una persona per stanza, di norma invece ce ne sono due. Molte altre persone dormono in corridoio con i materassi buttati a terra. Nonostante le disinfestazioni che vengono fatte, ci sono cimici, formiche e scarafaggi. Dopo la protesta in qualche cella sono stati forniti dei ventilatori, per il resto non è cambiato molto, la situazione è tornata quella di prima. La polizia è molto arrabbiata perché sono stati fatti tanti danni. Per il momento i colloqui con i familiari restano bloccati, forse perché bisogna sistemare tutto, ma è una cosa che non ci è stata detta”.

Le perquisizioni nelle celle - Dopo la rivolta, passeggiando nella via di fronte al Coroneo tutto sembra tranquillo: studenti che aspettano l’autobus, il borbottio delle automobili, qualche passante che si rinfresca la gola nei bar della zona. Dall’altro lato della strada, enorme e invisibile, il mondo delle sbarre di ferro. Inespugnabile, senza voce, all’apparenza impenetrabile. “Di nuovi detenuti ne arrivano di continuo - continua -, siamo prigione di confine”. Passeur, trafficanti, detenuti arrestati per droga, qualche rapina e reati “minori”, questo il quadro della casa circondariale triestina. Ci viene raccontato di come vi siano detenuti che “scontano la pena in giudicato, altri per reati minori, molti che hanno chiesto il trasferimento. Senza ricevere risposta”. Sul banco degli imputati, nel singolare tribunale del carcere, ci finisce la “lentezza dei processi. A volte, passa almeno un anno prima di poter fare l’udienza preliminare. Molti, così, rimangono in attesa”. Nei giorni scorsi si è diffusa la notizia di presunte perquisizioni nelle celle dei detenuti, ma da fonti interne è stato rassicurato trattarsi di “ordinaria amministrazione”.

“Papa Francesco ha scritto una lettera, Dio è con noi” - “Sta venendo fatto di tutto, giustamente, per trovare le terapie sparite - così la testimonianza della persona detenuta -. Non c’era motivo di assalire l’infermeria. Non c’entrava niente”. A sparire, dai locali assaltati, anche molte boccette di metadone. La procura indaga per far luce sia sulla rivolta ma anche e soprattutto sulle cause che hanno portato al decesso di Zdenko Ferjancic, quarantottenne sloveno trovato morto nel suo letto il 12 luglio. Un decesso che si aggiunge, a livello nazionale, al numero dei detenuti morti nelle carceri italiane, la maggior parte suicidi. Da inizio anno, il numero di chi in Italia si è tolto la vita in carcere è ben oltre a 50. “Speriamo veramente che questa cosa sia servita - conclude la persona rinchiusa -, bisogna fare qualcosa per cambiare un po’ la situazione dei detenuti in generale. Anche Papa Francesco ha scritto una lettera al carcere per darci conforto. Dio è con noi”.