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di Anna Vitaliani

rainews.it, 16 luglio 2024

La compagna di Zdenko Ferjancic, il 48 enne sloveno trovato senza vita all’interno del Coroneo, attraverso i suoi legali ha presentato un esposto in Procura per la morte dell’uomo. Si trova nella sezione femminile del carcere del Coroneo, la compagna di Zdenko Ferjancic - il detenuto trovato morto per overdose venerdì pomeriggio all’indomani della violenta sommossa dei carcerati, è anche lei slovena e ha meno di 40 anni, non è mai stata tossicodipendente, ma ritenuta corresponsabile dello spaccio dell’uomo con il quale conviveva da più di 15 anni. Ha quasi interamente scontato la sua pena, e tra pochi mesi sarà libera. Si tratta dell’unica familiare del 48enne trovato senza vita per overdose.

Un esposto per fare chiarezza - Fuori dalla Casa circondariale, incontriamo il suo avvocato Alice Bevilacqua che da anni, con il padre Paolo, difendono la coppia. La donna sarebbe parte offesa in un eventuale processo: “Raccoglieremo una nomina, per tutelarla e per assisterla in questa fase e fare chiarezza sui fatti legati alla morte di Zdenko”. Lo studio Bevilacqua - noto in città per i casi Resinovich e Meran - ha già presentato un esposto - denuncia alla procura della Repubblica, per far chiarezza sulla morte dell’uomo trovato in condizione di rigidità cadaverica, quindi morto da alcune ore. Le ipotesi da accertare potrebbero essere l’omissione di soccorso, dubbi sull’adeguata custodia del metadone, le possibili falle nella vigilanza carceraria.

Un fascicolo - da parte della Procura - era già stato aperto d’ufficio lo stesso giorno del decesso: “Non voglio pronunciarmi sulla mancata vigilanza piuttosto che sui gravissimi fatti che hanno colpito il carcere, piuttosto capire come si sono procurati quei farmici che possono aver portato alla morte”. “Sono enormemente dispiaciuto, affranto per un epilogo che forse si poteva e si doveva evitare” dichiara in una nota l’avvocato Paolo Bevilacqua che tanto si era battuto per far ottenere la custodia domiciliare all’assistito, residente però in Slovenia, a Nova Gorica, e per questo non gli era stata concessa: “Pur facendo parte dell’unione europea è molto difficile portare dei detenuti in custodia domiciliare prima della loro definitività, non siamo riusciti a portarlo a casa in attesa di giudizio”.