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di Alessandro Martegani

rtvslo.si, 25 ottobre 2025

Francesco Paolo Sisto, ha compiuto ieri una visita nel carcere di Trieste, una delle tante strutture carcerarie sovraffollate in Italia, teatro in passato di rivolte e suicidi. Sisto ha sottolineato gli sforzi del personale per ridurre al minimo i disagi e ribadito l’importanza di un percorso che dia dignità e speranza ai detenuti sulla possibilità di avere un ruolo una volta usciti dal carcere. Il viceministro ha evidenziato il sovraffollamento della struttura, una situazione purtroppo abbastanza comune in Italia, paese che ha il poco invidiabile record di detenuti che si tolgono la vita in carcere dopo Francia e Regno Unito. A livello nazionale, sono detenute 63.120 persone, fra cui 20 mila stranieri, a fronte di 46.609 posti disponibili, ma in realtà i posti sono anche meno, perché nel conteggio sono inclusi quelli non operativi a causa di guasti ai locali o alle strutture.

Assicurare condizioni di vita, anche sanitarie, dignitose all’interno del carcere e soprattutto fornire delle prospettive ai detenuti una volta tornati in libertà: sono i due temi su cui insiste il viceministro della Giustizia, ed esponente di Forza Italia, Francesco Paolo Sisto, a Trieste per parlare di riforma della giustizia, ma anche di carceri.

Sisto ha iniziato la sua visita a Trieste proprio dalla Casa circondariale di via Coroneo, incontrando anche la direttrice dell’istituto penitenziario, Selena Marchiuri. Il viceministro ha evidenziato il sovraffollamento della struttura, una situazione purtroppo abbastanza comune in Italia, paese che ha il poco invidiabile record di detenuti che si tolgono la vita in carcere dopo Francia e Regno Unito.

A livello nazionale, sono detenute 63.120 persone, fra cui 20 mila stranieri, a fronte di 46.609 posti disponibili, ma in realtà i posti sono anche meno, perché nel conteggio sono inclusi quelli non operativi a causa di guasti ai locali o alle strutture.

Anche il carcere di Trieste, ha detto Sisto, “ha una notevole dose di sovraffollamento, ma devo essere sincero: la direttrice, la Polizia penitenziaria, tutto il personale stanno facendo uno sforzo titanico per poter adeguare un palazzo inadeguato. Gli spazi sono angusti, siamo ai limiti del rispetto della sentenza Torreggiani (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, 2013), che prevede almeno tre metri quadri per detenuto. Ci sono difficoltà oggettive per spazi, disponibilità e situazioni trattamentali. Un istituto che non abbia dei percorsi trattamentali non svolge fino in fondo quello che è il suo compito”.

“Qui ce ne sono tante di attività: ho visto un personale giovane, determinato, preparato. Non c’è un campo sportivo, però siamo in città e non c’è possibilità di ampliamento. Nonostante tutto sembra che si faccia quello che si deve fare: la Polizia penitenziaria è molto determinata ma anche serena, c’è un clima di garbo, di rispetto della dignità del detenuto”.

“La sanità - ha aggiunto - è un altro grande problema: sono convinto che un detenuto curato dal punto di vista sanitario sia un detenuto che sta sicuramente meglio, che si sente in qualche maniera protetto. Qui c’è ancora da fare qualcosa, ma, come è noto, la sanità non è di competenza ministeriale bensì della Regione, e io parlerò con il Governatore per cercare di capire se questa situazione può essere obiettivamente migliorata”.

“Bisogna evitare che il detenuto percepisca il carcere come un ghetto, come un luogo inferiore rispetto all’esterno. Se non diamo al detenuto la possibilità di comprendere che questo è soltanto un momento di passaggio verso il ritorno nel tessuto sociale, significa che non facciamo per bene quello che la Costituzione ci impone”. “C’è un percorso di privazione della libertà, ma mai della dignità, verso una rieducazione che significhi che il detenuto, quando mette piede fuori dal carcere, deve uscire - se non migliore - perlomeno non peggiorato”.

L’emergenza carceraria è un fenomeno nazionale, che si trascina da decenni in Italia: “Questo - ha detto il viceministro - è un governo che forse per primo si è occupato direttamente del tema carceri: a parte il decreto che abbiamo stilato sulla necessità di riprendere in mano il problema carcerario, c’è il Commissario per l’edilizia carceraria, Marco Doglio, che sta lavorando seriamente a 60 progetti di ristrutturazione e di riedificazione, compresi quei moduli che contribuiranno, all’interno degli stessi carceri, a offrire nuove occasioni trattamentali. Non è un caso che la sentenza della Corte costituzionale sull’affettività carceraria sia nata in questo momento: c’è una grande sensibilità. Il Governo non farà amnistie o indulti, perché siamo convinti che non siano rieducativi. Il tasso di recidiva dopo amnistie e indulti è altissimo, invece il lavoro è quello che consente di ridurlo al 2 per cento. Su questo stiamo facendo grandi investimenti, anche nei rapporti con imprese private, per provare a dare al detenuto una chance effettiva di recupero del proprio rapporto con la collettività”.

“Per far fronte al sovraffollamento nel carcere di Trieste, ha spiegato Sisto, bisogna vedere “se siano possibili delle risistemazioni degli spazi, cosa che stiamo facendo in tanti istituti. Ci porremo il problema anche per Trieste, cercando di evitare che sulla città arrivino nuovi flussi. La direttrice mi diceva che molti vanno e vengono, escono e rientrano, non si sa dove mandarli e non ci sono le stanze di sicurezza. C’è anche un flusso di urgenza e probabilmente questo influisce negativamente sull’indice di sovraffollamento, che - ripeto - è il vero problema delle carceri”.

“Io dico sempre che bisogna evitare due fenomeni: lo sdegno e la depressione. Il detenuto che vive male, che non ha condizioni igieniche soddisfacenti, che ha una brutta sanità all’interno del carcere, sviluppa sdegno e quindi le rivolte diventano una sorta di protesta contro il luogo in cui vive. La depressione invece nasce quando non hai prospettive. Se non c’è un percorso trattamentale che ti dà l’idea che al di fuori c’è qualcosa da fare e che puoi fare, la depressione può comportare anche gesti autolesivi, ma in questo luogo mi sembra che queste attenzioni ci siano”.