sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Giovanna A. de Manzano*

Il Piccolo, 29 settembre 2025

“È inaccettabile”: sono le parole epigrafiche di recente pronunciate da chi in carcere ci lavora da una vita, che cristallizzano la condizione attuale dei detenuti della Casa circondariale di Trieste, costretti a dormire nel “braccio”, cioè in corridoio, perché non vi è più spazio neppure in quelle celle già sature di corpi, di degrado e di sofferenza. La capienza massima che le nostre carceri sopportano, a Trieste come in Italia, è ampiamente superata si parla de1140% in più della capienza effettiva, con ben 62 suicidi da inizio anno.

È inaccettabile dormire (e vivere) in corridoio, è inaccettabile dormire in otto in celle da quattro, è inaccettabile non avere privacy neppure in bagno, così come è inaccettabile scontare una pena che diventa tortura, diventa condizione inumana, tanto che quella pena impone spesso pure un risarcimento del danno a spese dei contribuenti, senza dare la possibilità al reo di rivisitare la propria condotta antisociale e senza offrirgli poi l’occasione di un inserimento o reinserimento nel mondo, che è in primis inserimento lavorativo e abitativo, visto che viviamo su un piano materiale.

Tutto ciò non è solo un problema di chi in carcere ci entra e poi ci resta, ma è un problema di tutti, perché la nostra sicurezza sociale dipende ovviamente anche dalla sorte degli ex detenuti. Non è tanto difficile da capire. Se chi è stato un tempo in carcere continua a delinquere, allora vi è una falla nel sistema. In questo contesto si inserisce l’iniziativa “Per un carcere umano”, promossa da un gruppo di avvocati e magistrati di Milano, che sta ora replicando l’iniziativa già lanciata a luglio 2025 di un digiuno a staffetta per sensibilizzare la classe politica a intraprendere serie riforme nel sistema penitenziario.

Spiega l’avvocato Elisabetta Burla, Garante Comunale dei Diritti dei Detenuti: “E una protesta non violenta che proseguirà sino a che il numero dei detenuti non sarà adeguato agli standard di minima civiltà. L’iniziativa è rivolta a tutti e consiste in una giornata di digiuno, in un giorno liberamente scelto, in cui ci si impegna a non assumere cibi solidi. Una sfida per arrivare a 5.000 adesioni in Italia”.

Il digiuno, come forma di protesta, è lo strumento principe per la difesa non violenta dei diritti civili. Per aderire all’iniziativa scrivere una email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., indicando nomee cognome, professione e giorno di digiuno. Non è massacrando la dignità umana che si ottiene giustizia.

*Avvocato